Da Travel Appel a The Data Appeal - OpenInnovation

Ultimo aggiornamento il 3 marzo 2020 alle 16:00

Da Travel Appel a The Data Appeal

Così la scaleup cambia pelle: ma la sua anima resta intatta. Perché l'analisi di big data e l'utilizzo di AI sono ormai un must in ogni settore

Cambia il nome, non cambiano premesse e risultato: ora la scaleup conosciuta come Travel Appeal, fondata nel 2014 da Mirko Lalli nel campus trevigiano di H-FARM, cambia la sua ragione sociale e allarga i suoi orizzonti diventando The Data Appeal Company. Un’idea che era nell’aria già da un po’, visto che praticamente da sempre lo stesso Lalli spiegava che i principi su cui si basano gli algortimi sviluppati dalla sua impresa sono di fatto universali: la nuova ragione sociale non fa altro che prendere atto di un processo già in essere che da tempo vede l’azienda misurarsi con settori diversi dal solo turismo.

La reputazione è tutto

Dopo l’illusione del cosidetto UGC (user generated content) che avrebbe dovuto popolare tutto il cosiddetto “web 2.0”, nel corso degli anni c’è un settore in cui il contributo degli utenti si è fatto realmente centrale e significativo: quello delle recensioni, le review, i giudizi espressi online su ristoranti, alberghi, bed&breakfast, prodotti in generale. Tendiamo a fidarci dei pareri e dei giudizi di chi riteniamo nostro pari perché riteniamo quei pareri e giudizi più genuini: tutte le ricerche segnalano che oltre il 90 per cento dei potenziali acquirenti consulta forum e siti di recensioni prima di effettuare un ordine, senza particolari distinzioni se si tratti di una vacanza o un elettrodomestico.

Mirko Lalli

Travel Appeal è partita dal turismo poiché era un settore di importanza strategica in Italia e perché di fatto uno dei più coinvolti da questa ondata di giudizi “dal basso”: lì sono stati messi alla prova, se volete “validati”, quegli algoritmi che mescolano l’analisi dei dati e l’intelligenza artificiale per trarre informazioni preziose. Oggi però, sebbene il travel resti uno dei territori più pattugliati, lo stesso approccio si è allargato ad altri verticali: il retail vive una situazione simile di esposizione ai giudizi presenti in Rete, così come le utilities (gas e luce, per intenderci), le banche, le assicurazioni.

 

La reputazione di un marchio, nazionale o locale, serve ai clienti presenti e futuri per giudicare la sua affidabilità: un cattivo giudizio su un negozio può scoraggiare l’acquisto, la piena consapevolezza di quanto si dice su Internet sulla propria attività può servire a decidere se, quanto e come investire in marketing e comunicazione, o per apportare importanti correttivi al proprio modo di fare affari per migliorare il rapporto con la clientela.

Non solo turismo

“Già da qualche tempo Travel Appeal si sta rivelando capace di fornire servizi ben oltre i confini del mondo travel – spiega il founder Mirko Lalli – Questa rapida evoluzione dei nostri scenari, ci ha convinto ad ampliare la società, diventando The Data Appeal Company Spa, un brand che meglio riflette i progetti che portiamo avanti oggi e che porteremo avanti in futuro”. Futuro che non è certo remoto: già oggi il data-lake messo insieme tramite la raccolta di informazioni pubbliche e attraverso l’analisi semantica dei contenuti copre molteplici settori ed è declinato su diversi mercati europei, ed è destinato a crescere ulteriormente.

Il team The Data Appeal nella sede di Firenze

I numeri di The Data Appeal dicono che a oggi l’azienda conta su di un team di 50 persone divise tra 4 sedi (in Italia sono a Milano e Firenze, all’estero a Londra ed Amsterdam), grazie a cui è possibile analizzare fino a 300 milioni di contenuti provenienti da 147 Paesi ogni giorno. Oltre alla già citata H-FARM, nel capitale di The Data Appeal ci sono oggi anche Indaco Ventures I e Airbridge Equity Partners: queste ultime sono entrate nella società in due diverse operazioni compiute nel corso del 2018.

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