Thomas Miao (Huawei): 1.000 posti di lavoro e 3 miliardi di investimenti in Italia - OpenInnovation
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Ultimo aggiornamento il 16 luglio 2019 alle 15:16

Thomas Miao (Huawei): 1.000 posti di lavoro e 3 miliardi di investimenti in Italia

L'annuncio in occasione del rilancio della partnership con l'Università di Pavia. Che servirà a stringere legami duraturi tra impresa e accademia

“Mi ricordo, sin dai tempi di scuola, anche a migliaia di chilometri di distanza ci veniva sempre raccontato di Leonardo da Vinci come uno dei più grandi inventori, artisti e scienziati della storia”: esordisce così Thomas Miao, CEO di Huawei Italia, nel raccontare come la sua azienda intenda investire e rilanciare la propria presenza nel nostro Paese durante una conferenza stampa convocata nel Castello Sforzesco di Milano. “Leonardo si è sempre focalizzato sull’innovazione: nell’arte, nella scienza e nelle città – ha ricordato Miao, parlando del genio italiano che a Milano trascorse i primi anni della sua vita artistica – Ed è questo che spinge un’azienda come Huawei a dare il meglio per innovare con la tecnologia di oggi, seguendo l’esempio di Leonardo” ha aggiunto.

Miao parla in un momento particolare, inutile negarlo viste le questioni che hanno visto contrapposte l’azienda di Shenzhen e gli Stati Uniti, ma anche in occasione di un anniversario: sono ormai 15 anni che Huawei è in Italia, tre lustri nel corso dei quali si è affermata come un player importate per quanto attiene le telecomunicazioni, sia lato operatori che per gli smartphone, e oggi punta a consolidare tutto questo grazie a nuove iniziative legate al 5G e alle smart city. “Abbiamo scelto di essere presenti in Italia per essere vicino a questo mercato così importante, per conoscerlo al meglio” spiega Miao: che promette un impegno se possibile ancora superiore per gli anni a venire

1.000 posti di lavoro per 3 miliardi di euro

I numeri che snocciola Thomas Miao sono di sicuro interesse: Huawei punta a spendere 1,2 miliardi di dollari in operation e marketing nei prossimi 3 anni in Italia, con 1,9 miliardi investiti in procurement e 52 milioni che saranno destinati alle attività di ricerca e sviluppo. Una mole di investimenti che servirà a generare 1.000 posti di lavoro diretti e circa 2.000 nell’indotto: un totale di 3.000 che costituisce, nelle intenzioni di Miao e Huawei, una prova tangibile dell’impegno cinese per costruire un rapporto di lungo termine con l’Europa e l’Italia.

 

Thomas Miao, CEO di Huawei Italia

Sono due i fronti sui quali si concentra l’attenzione al momento. Da un alto sicuramente il 5G, che secondo alcune stime riprese da Miao nei prossimi anni arriverà a valere circa il 2% del PIL mondiale: “Un paio di anni fa – ha raccontato il CEO – una grossa azienda manifatturiera nel campo dei mobili ci chiese di collaborare: all’inizio non avevo compreso come mai la manifattura volesse collaborare con un’azienda di telecomunicazioni”. Quello che i manager italiani avevano intuito è che per essere presenti in un mercato come quello cinese ci fosse bisogno di un nuovo sistema per presentare la propria offerta a un nuovo pubblico: “Avendo a disposizione tecnologie come la realtà virtuale, il 3D, e ovviamente anche il 5G, sarebbe stato possibile farlo al meglio: così che i potenziali clienti in Cina possano avere un’idea precisa di cosa ordineranno e come si adatterà al loro ambiente. Con il 5G, e non solo, è possibile fare tutto questo”.

 

Naturalmente non si può nascondere la questione regolamentare e commerciale che al momento vede Huawei al centro della cronaca: “Abbiamo bisogno di regole e regolamenti, anche più robusti di quanto abbiamo adesso: da sempre ci allineiamo alle leggi più severe per essere sicuri di rispettarle appieno. Ho sempre pensato all’Europa come un mercato aperto – ha aggiunto Miao – I Governi che si sono succeduti si sono sempre mostrati aperti con Huawei, nel riconoscere il valore di Huawei per le infrastrutture del Paese. Certo abbiamo un piano A e un piano B: ma dico sempre, siamo protagonisti nel mondo della supply chain del 5G e puntiamo a restare al centro di questo mondo”.

 

L’altro capitolo è relativo alle smart city: “Proprio partendo dall’esempio di Leonardo, oggi stiamo pensando a come rendere migliori le nostre città: più efficienti, sicure e sostenibili, come rendere la nostra vita migliore, più divertente, e allo stesso tempo creare occasioni di business” spiega il CEO di Huawei. Un’esperienza in tal senso è stata già portata avanti a Cagliari, in collaborazione con CRS4, ma ora si punta ad andare oltre: con la partenza a settembre di un roadshow che girerà l’Italia (Milano, Bari, Roma, Torino tra le date già anticipate): “Abbiamo individuato 6 elementi chiave sulla tecnologia, la sicurezza, la sostenibilità – racconta Miao – Puntiamo a migliorare l’intero stack tecnologico, dai device all’infastruttura, fino a raggiungere la dimensione di un ecosistema di una città tra smart utility, smart transport, smart tourism e così via”.

Alleanza di cervelli

L’avvio della partnership con gli atenei vedrà un sempre più fitto scambio di cervelli e idee con le università: si comincia con Pavia, dove verrà costruito un Microelectronic Innovation Lab che prevede “l’affitto” concesso dall’università a Huawei di spazio all’interno dei suoi laboratori dove far lavorare spalla a spalla i ricercatori delle due realtà. Un rapporto paritario nel quale le due realtà collaboreranno alla creazione di nuove tecnologie (in particolare nell’optoelettronica), con l’obiettivo di costituire un modello da replicare al più presto anche altrove. L’investimento in questa iniziativa sarà di circa 1,2 milioni di euro.

Fabio Rugge, Rettore dell'Università di Pavia

A portare avanti la partnership saranno da un lato Roberto Lombardi, direttore del Centro di Ricerca Huawei di Segrate (dove si lavora su microonde, 5G, semiconduttori e ottica), e dall’altro i docenti dell’ateneo rappresentati dal rettore Fabio Rugge: “Quella con Huawei è un’alleanza trasformativa – ha spiegato quest’ultimo in occasione della conferenza stampa di presentazione – L’idea è che Huawei e università si mettano assieme non per adattare le tecnologie a disposizione, ma per espanderle in modo visionario. Proprio come faceva Leonardo: questo deve essere il ruolo specifico delle università, portare la ricerca avanzata all’interno delle aziende”.

Fabio Rugge (Università di Pavia) e Roberto Lombardi (Huawei)

Pavia rappresenta un’eccellenza, ma fa parte di una rete di collaborazione più ampia in Italia: collaborazioni, che ribadisce Lombardi, stanno crescendo anno dopo anno e che costituiscono uno strumento importante sia per portare avanti la ricerca, sia allo stesso tempo per portare avanti un processo di selezione e assunzione di talenti altamente formati (dottorandi o che abbiano già conseguito un PhD). “15 anni sono tanti, ma sono pochi rispetto alla storia: il nostro convincimento nel lavorare in Italia – chiosa Miao – non è cambiato e continueremo a investire in 5G e smart city. Il rinascimento è nato in Italia, e pensiamo che dall’Italia possa ripartire in chiave tecnologica”.

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