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Nov 9, 2018

Transformation Day, il giorno del cloud di AWS

Quattro chiacchiere con l'evangelist Danilo Poccia. Per scoprire come il cloud computing cambi la prospettiva di tutti

Immaginate di poter risalire a tutti i ricordi della vostra vita, uno per uno, perfetti come il giorno in cui li avete vissuti. Impossibile nella realtà come la conosciamo, assolutamente fattibile nel cloud: la capacità di archiviazione di uno storage in un datacenter non è infinita, ma poco ci manca. E soprattutto è ridondante.

La possibilità che i dati vengano smarriti, perduti, distrutti, nel cloud è davvero remota. Ma, soprattutto, i dati diventano disponibili per gli usi più svariati: e chissà cosa ci si può inventare con anni e anni di archivi e tutta la potenza del cloud computing a base di AI e machine learning a disposizione. Più che di rivoluzione, vale la pena parlare di trasformazione: trasformazione del nostro modo di intendere la tecnologia a supporto del business.

Nuove prospettive

La nostra chiacchierata con Danilo Poccia, evangelist di AWS (Amazon Web Services), è fatta tutta di idee ed esperienze nella vita reale che mostrano come la tecnologia trasformi nuovi business e modelli consolidati. Cambiando il modo stesso di interpretare costruire un’azienda, un prodotto: “L’idea è quella di dare a tutti gli stessi strumenti, e di renderli sempre più semplici da utilizzare: salvare dati, analizzare dati, utilizzare strumenti di intelligenza artificiale, anche una piccola azienda può usufruire di questi servizi e per partire – se non ha un reparto IT interno – può scegliere di appoggiarsi a un nostro partner” racconta a StartupItalia! Poccia.

 

 

Per farci un esempio di questo tipo di evoluzione, ci racconta di Amada Engineering: “Si tratta della filiale italiana di un’azienda giapponese, qui da noi non ha le dimensioni che ha in madrepatria, che produce macchinari industriali molto evoluti: assieme a un nostro partner ha messo in piedi un prototipo di un servizio per connettere questi macchinari al cloud, e con pochi dollari investiti nella infrastruttura AWS ha potuto validare il prototipo e iniziare a raccogliere dati”.

Le conseguenze del cloud

Il risultato è stato sorprendente: quello che era un esperimento si è trasformato rapidamente in un prodotto, fornito ai clienti in modalità SaaS, che consente di monitorare lo stato delle macchine e persino di fornire aggiornamenti a distanza per il software a bordo delle macchine. E poi Amada è andata oltre: “Hanno cominciato ad conservare i dati registrati da questi macchinari per anni, e li hanno archiviati su storage AWS: ormai la mole dell’archivio ha raggiunto i 10 terabyte circa, che corrispondono a un costo mensile di 40 dollari. E questi dati ora sono a disposizione, l’azienda sta iniziando a costruire un modello di diagnosi predittiva basandosi su di essi”.

 

Lo stesso modello di business di Amada, quindi, si è trasformato grazie agli effetti (che potremmo definire collaterali) del passaggio da vecchie soluzioni al cloud: il team italiano insieme ai colleghi giapponesi sta pensando di offrire nuovi servizi ai clienti, come l’assistenza da remoto, allargando quindi il perimetro del business.

 

Questo esempio va dritto al punto: “Con AWS non devi preoccuparti della gestione dell’infrastruttura, ti puoi focalizzare su ciò che vuoi costruire: noi pensiamo sempre che le grandi aziende abbiano risorse infinite, ma la risorsa vera è il tempo e il tempo è lo stesso per tutti. Anche se sei una grande azienda, non puoi allocare 100 persone per ogni progetto”.

Nuove idee

Poccia esalta il modello serverless: un modello in cui è possibile, come nel caso di Amada, prototipare un software o un servizio e validarlo sul campo in agilità e con tempi ormai ridotti a ore o persino minuti. Una risorsa utile anche per abbattere i costi: sotto un certo numero di operazioni e interrogazioni dei sistemi cloud l’utilizzo è gratuito, e ciò permette di sperimentare senza doversi sobbarcare la complessità tipica del vecchio modello on premise.

 

Come esempio, Poccia ci racconta di un istituto di credito USA che oggi è in grado oggi di testare gli aggiornamenti su un ristretto gruppo di clienti (canary deployment si dice in gergo) con cadenza di almeno due volte al giorno, e di rilasciare quell’aggiornamento al resto del pubblico (se tutto va come preventivato) in pochi clic, sfruttando la tecnologia Lambda implementata sulla piattaforma AWS.

“Il 70 per cento del loro giro d’affari delle carte di credito passa attraverso le due API che vengono gestite con questo nuovo approccio allo sviluppo” dice a StartupItalia!: quindi un elemento fondamentale dell’organizzazione ora passa attraverso il cloud, un elemento fondante del suo modello di business e quindi del fatturato è affidato a questi strumenti. Che hanno raggiunto un livello di affidabilità tale da garantire a un’istituto finanziario la sicurezza di poter confidare sulla tecnologia per migliorare il proprio giro d’affari.

 

E lo stesso fanno altri. Poccia è una miniera di esempi che spaziano in tutti i settori e in aziende di ogni dimensione: c’è Condé Nast Italia, un editore con oltre 100 anni di vita, che sta digitalizzando il suo archivio fotografico e utilizza il machine learning AWS per riconoscere gli oggetti, i contenuti e i volti famosi presenti nelle immagini. Un modo per garantire una seconda vita a un archivio che contiene le evoluzioni del costume nell’arco di decenni, così come coi dati a disposizione (immagini, ma anche testi) ci possono essere molti modi di analizzare e trarre nuovo valore dai dati stessi.

Il futuro è nella nuvola

Le startup, poi, ormai nascono direttamente nel cloud: ci dice Poccia che per esempio Satispay utilizza i servizi AWS, scelta che gli consente di scalare i suoi servizi rapidamente e in tutto il mondo. In più c’è la ridondanza di cui abbiamo già parlato, il rispetto delle regole e dei regolamenti di ogni regione geografica, la CDN Amazon che consente di erogare immagini, dati e servizi da un server di prossimità il più possibile vicino all’utente finale persino ottimizzando i contenuti per il device su cui saranno fruiti.

 

Poi c’è il mondo IoT, uno dei filoni più in crescita. Anche qui c’è un esempio da snocciolare, con un’altra azienda giapponese che lavora alla connessione al cloud di una delle sue attività: Yanmar sta sviluppando serre avanzate per l’agricoltura di precisione, che sono equipaggiate con sensori di monitoraggio e unità di elaborazione locali (che possono essere veri e proprio computer o pure device “leggeri”, come una Raspberry Pi), su cui vengono scaricate funzioni Lambda che elaborano i dati in locale unendoli a quelli arrivati da remoto (come le previsioni del tempo) con una semplice connessione 3G. Le serre possono essere ovunque nel mondo: ma grazie alla tecnologia possono essere controllate e rese più efficiente possibili per aumentarne la produttività.

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