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Ago 28, 2018

Toyota punta sul driverless e investe 500 milioni in Uber

Ufficializzata la collaborazione fra il colosso nipponico e l'azienda statunitense: al centro il lavoro sul minivan Sienna per un'operazione che fa schizzare la valutazione dell'app a 72 miliardi di dollari

Toyota, uno dei più grandi gruppi automobilistici del mondo (occupa la seconda piazza da tre anni dietro a Volkswagen AG con circa 9,9 milioni di auto vendute contro i 10,1 del concorrente tedesco) mette un corposo piede dentro Uber. Un investimento da mezzo miliardo di dollari. Una scommessa tutta orientata allo sviluppo delle vetture a guida autonome. Le driverless car che se in gran parte, considerando gli equipaggiamenti di diversi modelli di alta gamma, sono già in parte fra noi, sbarcheranno nelle strade fra il 2035 e il 2050 a seconda delle previsioni.

L’operazione finanziaria

La mossa ha anche un’implicazione finanziaria non di poco conto: l’investimento porta la valutazione di Uber, guidata dall’agosto scorso da Dara Khosrowshahi, intorno ai 72 miliardi di dollari, oltre i 62 a cui era quotata di recente. Sicurezza, riduzione dei costi, recupero del ritardo rispetto ai concorrenti: le ragioni per cui un colosso come Toyota abbia deciso di mettere il turbo nella corsa alle driverless car sono numerose. Così come sono numerose quelle per cui Uber accoglie di buon grado un’iniezione simile di liquidità, dissanguata com’è nella sua redditività dai numerosi fronti aperti e anche da qualche incidente di troppo – come quello mortale dello scorso marzo a Tempe, in Arizona, che ha condotto a uno stop temporaneo del progetto.

La collaborazione tecnologica

L’accordo col colosso nipponico capitanato da Akio Toyoda – che aveva già investito un miliardo nella startup asiatica Grab, una specie di Uber d’Oriente valutata 10 miliardi di dollari – prevede un lavoro congiunto di sviluppo sui modelli minivan Sienna e la loro introduzione della rete di taxi autonomi che Uber sta mettendo in piedi. Veicoli che poi potrebbero passare di mano ai gestori dei servizi. Dunque una collaborazione orientata al cosiddetto “ride sharing” e più in generale alle auto a chiamata. Che un domani potrebbero appunto fare a meno degli autisti.

 
In particolare, i due gruppi integreranno sui minivan l’Autonomous Driving System di Uber e gli standard di sicurezza Guardian di Toyota, che sfrutterà anche la Mobility Services Platform per collegare i diversi veicoli. I test cominceranno nel giro di due anni, nel 2021. Tempo estremamente utile a Uber per decidere cosa fare da grande – se un fornitore di tecnologia o un player a tutti gli effetti della mobilità del futuro – e come diversificare e riordinare le diverse attività, dalle bici elettriche alle consegne a domicilio di cibo.  

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