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Giu 14, 2018

La French Tech, il venture capital al servizio delle startup

L'evento a Palazzo Edison di Milano ha messo a confronto i due ecosistemi innovativi con la promessa di una futura e proficua collaborazione. Un pomeriggio di tavole rotonde e interventi all'insegna del venture capital

Se da un lato Francia e Italia si scontrano duramente sulla questione migranti non risparmiandosi accuse e critiche reciproche, dall’altro i rapporti tra i due Paesi sono molto amichevoli. Soprattutto in campo tecnologico. Strategie e modi diversi per approcciare al venture capital e al supporto alle startup. Palazzo Edison a Milano ha ospitato ieri il primo evento di confronto su questi temi, finalizzato a stimolare la cooperazione tra i due ecosistemi dell’innovazione e la crescita delle imprese innovative. Puntando contemporaneamente su una dimensione bilaterale ed europea.

L’evento La French Tech, la community oggi presente nel mondo con 22 hub e promossa nel 2013 dal Ministero dell’Economia e delle Finanze francese che ha riunito insieme stakeholder e startup, ha animato il pomeriggio milanese con una no stop di tavole rotonde e interventi dedicati al venture capital.

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La collaborazione che si fa ecosistema

A fare gli onori di casa due speech di alto livello. Il primo dell’ad Edison, Marc Benayoun, incentrato sui vantaggi reciproci che una collaborazione italo-francese potrebbe portare. “Collaborazione significa una sfida comune, ma anche comuni opportunità da cogliere. Perciò non possiamo che guardare positivamente l’emergere di un ecosistema flessibile, capace di sostenere imprenditoria e startup accompagnando il resto delle imprese nella digitaliazzazione”.

 

Mentre il secondo, ad opera di Pascal Cagni, Presidente di Business France e soprattutto ambasciatore per gli investimenti internazionali, si è focalizzato maggiormente sulla French Tech e il cultural shift di cui essa si fa portatrice. “Questa communità è nata per promuovere e sostenere i progetti di talento. Sono anni che il nostro Paese punta sulle startup e sul concetto di startup nation. Ora finalmente possiamo vederne i frutti”.

L’anno scorso, infatti, Oltralpe si è raccolto per la prima volta in venture capital più che in UK. Exploit che ora questa collaborazione tra Italia e Francia punta a esportare anche qui. “Un grande risultato che non ci permette di riposare. L’ecosistema ora deve diventare molto attraente anche per gli investitori – in UK si può dedurre fino a 500 mila sterline all’anno in investimenti – perché così si andrà a creare un circolo virtuoso capace di influenzare anche il modo di pensare all’innovazione”.

Pregi e difetti della realtà Italia

Ma come funziona davvero il venture capital? Dove si investe oggi e quali problemi si devono affrontare? Queste le domande che si è posta la tavola rotonda guidata da Barbara Gasperini con interventi di personalità come Sergio Buonanno, Emanuele Levi, Florent Debienne, Fabio Mondini, Nico Valenti Gatto e molti altri esperti del settore.

Alcuni spunti degni di approfondimento:

  • le difficoltà per le grandi aziende nell’approccio all’Open Innovation. Da un lato, devono confrontarsi con il rischio di malgestione degli investimenti, dall’altro, possono schiacciare una startup sotto la loro struttura aziendale.
  • l’occasione sfumata con quella che poteva essere la legge sui Pir (Pianidi risparmio individuali) e il 50% come soglia obbligatoria d’investimento su venture capital. Una normativa che avrebbe sicuramente dato una spinta alle Pmi italiane, ma che avrebbe anche rappresentato un asset allocation forzata potenzialmente contro l’interesse degli investitori.
  • la necessità di puntare sui team d’investimento per garantire professionalità e preparazione al personale attivo nel settore del venture.
  • la cronica mancanza di grow capital con cui ha a che fare il nostro Paese.

Punto su cui si è espresso poi Sergio Buonanno, ad di Invitalia Ventures. “Il caso Moneyfarm lo dimostra, in casa veniamo costantemente superati dai fondi internazionali. Il nostro Paese possiede spirito imprenditoriale e capacità nella ricerca scientifica, ma manca il capitale per portare allo scaleup”.

 

“Parte della responsabilità può ricadere anche sulle big company di casa nostra”, sostiene Emanuele Levi di 360 Capital Partners. “I grandi gruppi industriali francesi comprano tecnologia esterna, mentre in Italia non sono attivi. Pensiamo all’esempio della Exor che ha appena annunciato un fondo da 100 milioni per investire in startup negli States. È un segnale molto scoraggiante che spiega perché molti giovani e validi progetti cercano fortuna e capitali all’estero”.

Infine, spazio alle startup

Fondi d’investimento e grandi realtà dell’innovazione. Mancavano solo le startup che sono state protagoniste delle successive tre vertical session su tre temi molto attuali. Smart City, Iot e Foodtech. Due realtà contrapposte, come contrapposti sono stati per tutto il pomeriggio gli ecosistemi a confronto.

Dalle e-bike di Zehus, a Cortilia che ti porta a casa una spesa con ingredienti di prima qualità. Passando per i device tecnologici da cucina di Nu! e la sveglia che emette profumo di Sensorwake. L’evento La French Tech è stato un’occasione di confronto tra giovani imprese innovative e strategie di approccio ai mercati esteri. L’obiettivo: abbattere le frontiere anche in campo tecnologico. E la collaborazione tra Italia e Francia ha tutte le carte in regola per riuscirci

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