Anna Gaudenzi

Anna Gaudenzi

Feb 8, 2018

Beaconforce, la startup che valuta la motivazione dei dipendenti, entra in Gellify

"Il nostro obiettivo - ci racconta il cofounder- è migliorare il lavoro delle persone in azienda e aiutare i manager a comprendere se i dipendenti sono motivati. Per farlo utilizziamo algoritmi di intelligenza artificiale che si basano su studi di psicologia cognitiva"

GELLIFY, la piattaforma B2B che connette startup software digital alle aziende tradizionali, ha annunciato l’ingresso nel proprio programma di Beaconforce, startup basata a San Francisco che ha creato un algoritmo in grado di calcolare il livello di motivazione dei dipendenti di un’azienda.

“L’ingresso di Beaconforce nel portafoglio di GELLIFY rappresenta il nostro primo importante investimento in una realtà della Silicon Valley ad alto potenziale di crescita – dichiara Fabio Nalucci, CEO e founder di GELLIFY – perché va incontro, sfruttando le analytics e l’intelligenza artificiale, ad una delle più grandi criticità delle aziende di oggi, ovvero la gestione e il coinvolgimento delle risorse umane e dei talenti”.

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Che cosa fa Beaconforce

Quando i dipendenti sono poco motivati o non trovano stimoli nel proprio lavoro, il business dell’azienda peggiora. Partendo da questo dato di fatto e da studi accademici durati molti anni Luca Rosetti, ha deciso di fondare Beaconforce. Abbiamo raggiunto telefonicamente Nicola Basso, co-founder della startup, per capire meglio come funziona il tool.  “Il nostro obiettivo – ci racconta Nicola – è migliorare il lavoro delle persone in azienda e aiutare i manager a comprendere se i dipendenti sono soddisfatti. Per farlo utilizziamo algoritmi di intelligenza artificiale che si basano su studi di psicologia cognitiva, studi di neuroscienze, ricerca in laboratorio”.

Beaconforce fornisce a tutti i dipendenti dell’azienda cliente un’app e trasforma i feedback forniti dai dipendenti in informazioni quantitative, attraverso algoritmi di intelligenza artificiale.

Il risultato è la possibilità di monitorare il grado di motivazione del singolo dipendente rispetto al lavoro che svolge

Come viene coinvolto l’utente

“Ogni giorno e in orario diverso il dipendente riceverà sul suo smartphone due domande a risposta multipla. Le risposte saranno raccolte, analizzate e trasformate in parametri quantitativi che potranno stabilire il grado di motivazione della persona”. Su quali parametri si stabilisce se una persona è felice in azienda? “Il nostro algoritmo si basa sul presupposto che ci sono 7 punti fondamentali che contribuiscono a far crescere o a far diminuire la motivazione. Una persona è soddisfatta se ha chiari gli obiettivi del progetto per cui lavora, se riceve feedback costanti sul proprio operato, se ha la possibilità di crescere e migliorarsi, se si trova bene con i colleghi, se riesce a trovare l’occasione di prendere qualche rischio, se può prendere qualche decisione in autonomia, se ritiene di essere in una situazione di un bilanciamento delle sfide”.

Dal monitoraggio all’azione

Come vi assicurate che le risposte non siano falsate? “Non è obbligatorio rispondere alle domande dell’app. Eppure, nei casi esaminati fin ora, oltre l’80% degli dipendenti decide di rispondere, già questo ci dice che le persone sono interessante al tool. Inoltre prima di iniziare il test facciamo una riunione per spiegare esattamente gli obiettivi del processo. Ci rivolgiamo ad aziende dove i manager abbiano realmente l’interesse di migliorare la vita del dipendente e di conseguenza il benessere della stessa società”. Che cosa succede una volta che avete raccolto i dati? “Si passa all’azione. Individuiamo vari livelli di azione e proponiamo strategie ai manager. A volte bastano micro-azioni per far lavorare in modo più sereno persone”.

I numeri di Beaconforce e la strategia dei prossimi mesi

Beaconforce è stata fondata a gennaio 2017 ma è sul mercato da giugno. In meno di 6 mesi ha iniziato a lavorare con 15 aziende tra cui Ikea, Amadori, Montenegro. “Siamo basati a San Francisco ma la maggiorparte dei nostri clienti è in Italia. L’obiettivo ora è di scalare e andare sui mercati internazionali, abbiamo già qualche cliente in Lussemburgo, in Russia e negli Stati Uniti ma vogliamo crescere e abbiamo capito, quasi con stupore, che l’interesse da parte delle aziende è molto alto. Con l’investimento di GELLIFY ci aspettiamo un potenziamento delle attività commerciali e di marketing, contiamo molto anche sulla sua specializzazione nel supportare lo scaling delle startup del mondo Software B2B”.

 

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