Pedius: “Così abbiamo permesso alle persone sorde di telefonare”

Il CEO dietro la applicazione si racconta a StartupItalia!: "L'idea è nata 5 anni fa, per caso. Ci siamo detti che fosse assurdo che con la tecnologia che abbiamo non ci fosse ancora modo di aiutare chi ha problemi di udito"

Quando si dice che una app può cambiare la vita delle persone. Pedius è un sistema di comunicazione che consente ai non udenti di effettuare telefonate utilizzando le tecnologie di riconoscimento e sintesi vocale. Vincitrice di  TIM WCAP nel 2013 e di numerosi premi e riconoscimenti, Pedius fornisce oggi il proprio servizio ai servizi di assistenza clienti di TIM e ha in questo modo abbattuto un’importante barriera per chi ha problemi totali o parziali di udito. Lo scorso anno Pedius ha chiuso un Round A da 1 milione e 400 mila euro guidato da Invitalia Ventures, Principia SGR, TIM Ventures (ne avevamo parlato qui). Inoltre, Pedius ha avviato un’espansione internazionale, già iniziata con il lancio del servizio in Inghilterra ed Irlanda.

La startup è oggi presente in nove Paesi e ha chiuso recentemente contratti con BNP Paribas in Italia e il Comune di Trieste. Pedius è stato il primo investimento di TIM Ventures che è entrata nel capitale sociale della startup con 410.000 euro complessivi, insieme a Sistema Investimenti e Embed Capital. StartupItalia! ha intervistato il suo CEO, Lorenzo Di Ciaccio chiedendogli di raccontare qualcosa in più sulla sua realtà.

Di che cosa si occupa la tua startup?
In Pedius abbiamo sviluppato un’applicazione che permette alle persone sorde di telefonare, utilizzando le tecnologie di sintesi e riconoscimento del parlato.

Com’è nato il progetto?
L’idea è nata circa 5 anni fa dopo aver visto in televisione l’intervista di Gabriele Serpi, un ragazzo sordo che dopo un incidente stradale non è riuscito a chiamare né un carro attrezzi né un ambulanza. Era assurdo che con tutta la tecnologia di cui disponiamo oggi una persona sorda non ha modo di chiamare in caso di necessità. Da lì oltre all’idea è nato il desiderio di provarci, ho lasciato il mio lavoro per dedicarmi al 100%. Il primo passo è stato raccontare l’idea ai miei amici e i miei colleghi, il bello delle idee è che sono contagiose, così insieme Stefano ed Alessandro diamo vita a Pedius.

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Come ti vedi da qui a cinque anni?
In cinque anni mi auguro che Pedius abbia raggiunto almeno la metà delle persone sorde del mondo, in particolare nei paesi meno sviluppati. Mi piacerebbe poter destinare parte dei ricavi ad altre iniziative di imprenditoria sociale legate al mondo della sordità e non solo.

Quali vantaggi e opportunità ti ha dato la partnership con il gruppo TIM?
La partnership con TIM è stata fondamentale soprattutto nella fase iniziale. Occupandoci di telefonia per le persone sorde non potevamo cercare una collaborazione migliore, grazie a WCAP siamo riusciti ad entrare in contatto con i manager dell’assistenza clienti ed assieme abbiamo realizzato il primo call center accessibile alle persone sorde. Oltre ad essere stato il nostro primo cliente TIM è diventato anche investitore assieme ad Embed Capital e Sistema Investimenti dando così a Pedius una struttura solida.

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Perché ritieni che sia importante che le grandi aziende si aprano alle startup?
Il modo di fare innovazione è cambiato per le grandi aziende è sempre più difficile prevedere quale sarà il prossimo cambiamento, e soprattutto nel futuro il cambiamento verrà sempre di più spesso da altri settori. Per una grande azienda è troppo complesso e costoso monitorare ogni settore, per questo essere a contatto con le startup è il modo migliore per conoscere le tecnologie emergenti e valutare le nuove potenzialità. Questo scenario è vantaggioso per entrambi, la startup si fa carico dei rischi d’impresa, ma con un costo decisamente più basso della grande azienda che investendo piccoli budget in maniera graduale potrà beneficiare di nuove tecnologie con meno rischi e con la rapidità di una startup.