Luca Annunziata

Luca Annunziata

Nov 29, 2017

Susie Wee (Cisco): imparare è la nostra killer app

Il CTO del programma DevNet racconta a StartupItalia! come è cambiata la vita nella sua azienda. Che si apre al mondo, per cambiarlo

Il mondo è dominato dalle reti: non è un modo di dire, oggi davvero ogni tipo di prodotto e servizio transita in un modo o nell’altro attraverso Internet. Una realtà con cui fare i conti, sul piano filosofico oltre che sul piano tecnico: per questo anche chi un tempo semplicemente produceva apparati per network, come Cisco, deve cambiare approccio. Inevitabile per andare incontro al mercato: ma anche per partecipare alla pari con tutti a una trasformazione della società che in molti paragonano alla rivoluzione industriale delle macchine a vapore.

 

Susie Wee è un ingegnere con laurea e dottorato al MIT: è un tecnico, che si è fatto strada tra le fila delle aziende in cui ha lavorato partendo dal ruolo di ricercatore fino a quello di CTO. Ma soprattutto, Susie Wee è una donna che ha alzato lo sguardo e ha guardato un po’ più avanti di quanto non faccia chi è troppo impegnato a badare alla normale amministrazione: ha visto nell’open innovation, nel concetto di apertura agli stimoli e alle idee, un’opportunità per Cisco. Ne era talmente convinta che ha tenuto oltre 200 presentazioni a tutti i livelli all’interno dell’azienda, fino ad arrivare al CEO: ha convinto anche lui, e assieme hanno dato vita a una Cisco diversa.

 

Costruire una piattaforma

“La prima cosa che abbiamo fatto, è stato creare un dominio e riversarci dentro tutto quello che potevamo: così è nato developer.cisco.com“: il racconto di Susie Wee a StartupItalia! inizia da qui, da quando ormai quattro anni fa nasceva un nuovo modo di intendere Cisco e la sua offerta di apparati e servizi di network. Un processo che ha visto aprirsi Cisco alla community degli sviluppatori, ma anche cambiare l’azienda dal suo interno: un cambiamento che è stato naturale, e che oggi vede tutta Cisco impegnata a coordinare gli sforzi per creare un ambiente di lavoro unico e organizzato, con una strategia non più improntata al singolo apparato ma che si allarga a tutte le attività.

 

“Oggi siamo una piattaforma, e facciamo parte di un ecosistema – continua Wee – In questo modo possiamo raccogliere input interni ed esterni per migliorare il prodotto, valutare come i nostri prodotti vengono utilizzati per comprendere in che direzione andare nello sviluppo, possiamo lavorare per consentire ai nostri prodotti di funzionare al meglio con altri e con strumenti open source. Lavorare con soluzioni verticali può essere perfetto in certe situazioni, in altre è necessario aprirsi per rendere al meglio”.

 

DevNet è dunque il frutto di questa convinzione. Un’idea che ha fatto breccia nel CEO di Cisco grazie al suo pragmatismo: “Il motivo per cui abbiamo ricevuto il supporto che abbiamo ricevuto è che ai piani alti hanno percepito l’impatto che questo programma avrebbe avuto sul business: ma io sono prima di tutto un CTO – chiarisce a StartupItalia! Wee – devo lavorare sulla tecnologia per creare un prodotto migliore, capire come si sta trasformando l’industria”.

 

Gli esempi pratici non mancano. In un mondo dominato dagli smartphone e dai contenuti multimediali che transitano sui nostri schermi, il ruolo degli apparati di rete è tutt’altro che secondario: “Abbiamo pensato a come potevamo contribuire a migliorare l’esperienza utente – ci spiega Suzie Wee – Per esempio abbiamo pensato che avevamo le competenze per migliorare la qualità del segnale raccolto dalle antenne. Oppure potevamo contribuire a gestire al meglio il QoS (quality of service, ndr) in un’app che fa video per rendere tutto più fluido”. Nascono così i programmi di collaborazione con Apple e con Google: Cisco ci mette l’esperienza nell’ottimizzare il trasferimento dati, poche righe di codice offerte agli sviluppatori per consentire loro di sfruttare al meglio le capacità del cloud e garantire che la digitalizzazione dei processi (la quarta rivoluzione industriale, la industry 4.0) proceda spedita anche nella pratica.

 

In questo caso il CTO di Cisco ha deciso che la soluzione migliore per far compiere un passo in più alla tecnologia e al prodotto sarebbe stato aprirsi: “La collaborazione permette di amplificare l’innovazione”, sintetizza Suzie Wee. E DevNet serve proprio a questo, a catalizzare innovazione sulla piattaforma Cisco grazie a un programma specifico e cercando di offrire agli sviluppatori un ambiente di lavoro utile a far crescere le loro competenze.

La strada giusta

Il concetto di crescita è un tema interessante, che permette di allargare il discorso: se c’è una cosa che gli ultimi anni hanno chiarito è che il proverbio “gli esami non finiscono mai” è valido oggi più che mai, visto che raramente (praticamente mai) le conoscenze e le competenze acquisite durante il proprio percorso scolastico possono bastare nel corso della propria carriera. Un vuoto che va colmato, anche cambiando modo di pensare al proprio lavoro.

Pensavamo di creare un programma per sviluppatori, ma ci siamo resi conto che è la voglia di imparare ciò che guida davvero il nostro programma.

“Oggi è importante imparare a lavorare in team e imparare a pensare come uno sviluppatore che progetta un’architettura – spiega Wee a StartupItalia! – Non basta semplicemente programmare un algoritmo: occorre confrontarsi con altri sviluppatori, magari su GitHub o piattaforme analoghe, magari impegnarsi in un progetto open source così da riunire assieme tutti questi aspetti e mettere in piedi un curriculum fatto di codice sviluppato oltre che di attestati”.

 

Chi è giovane oggi, continua il CTO, deve impegnarsi nello studio di design thingking, data science, computational thinking. Certo è importante per chi studia oggi avere questi temi nel proprio percorso scolastico: ma anche chi oggi è già un ingegnere, sostiene Wee, deve avere la voglia e il coraggio di familiarizzare con nuovi strumenti. Che sia Python o un’API, ci sono moltissimi temi che vale la pena esplorare: “Ce ne siamo accorti quando abbiamo creato DevNet: pensavamo di creare un programma per sviluppatori, ma ci siamo resi conto che è la voglia di imparare ciò che guida davvero il nostro programma. Così abbiamo messo in piedi un programma di aggiornamento di base per i nostri dipendenti, anche quelli non tecnici, e abbiamo visto che chi lo segue poi inizia a sperimentare”.

 

C’è anche un risvolto ancora più pratico in questo tipo di iniziative. Per Cisco, ad esempio, significa che chi vende i prodotti comprende di più e meglio l’aspetto tecnico delle soluzioni che propone ai clienti (un vantaggio da non sottovalutare). Inoltre, ciascun luogo, nazione, ciascun settore ha differenti problemi da risolvere: le idee giuste per farlo sono legate ai bisogni effettivi, e dunque un contributo importante può arrivare da chi si confronta effettivamente con le sfide. Anche questo è collaborazione, open innovation: chiamatela come volete, è solo un altro modo di pensare allo sforzo comune per raggiungere un obiettivo.

Un modello da seguire

C’è un piccolo dettaglio che non è ancora emerso di quanto avvenuto nel corso di questa intervista. Attorno al tavolo ci sono sedute tre persone, due delle quali sono dei tecnici di alto livello di una multinazionale: e sono entrambi donna. Un bel modo di disfarsi, una volta per tutte, dei pregiudizi sui ruoli che i diversi sessi sono in grado di ricoprire. Alla fine la conversazione si spinge proprio su questi temi, e tocca ad Amanda Whaley – anche lei un ingegnere, che nel programma DevNet si occupa della community e della developer experience – demolire uno a uno questi concetti.

 

“I modelli da seguire sono importanti, ma non si deve pensare che una ragazza debba seguire necessariamente un modello femminile per ispirarsi e perseguire una carriera: nel mio caso – racconta Whaley – è stato mio padre a spingermi verso queste discipline”. Amanda è stata anche un insegnante, e quel tipo di esperienza l’ha preparata al suo lavoro attuale: e ci racconta che spesso le capita di offrire ad amici e parenti un vero e proprio elenco di punti su cui lavorare per fare la differenza nell’istruzione dei figli.

I modelli da seguire sono importanti, ma non si deve pensare che una ragazza debba seguire necessariamente un modello femminile per ispirarsi e perseguire una carriera: nel mio caso è stato mio padre a spingermi verso queste discipline.

“Prima di tutto – ci spiega – occorre allenarsi ad avere una mente da ingegnere: si migliora anche attraverso il fallimento, ed è importante che i giovani si abituino a questo ciclo di miglioramento continuo. Poi occorre che la tecnologia sia presente nelle case, esporre i ragazzi all’utilizzo consapevole di questi strumenti: trovare qualcosa che gli interessa e metterli alla prova su quello. Quando chiesi a mio padre un impianto stereo per ascoltare la musica, mi diede una serie di cavi e di apparati da collegare: avevo un problema da superare, volevo ascoltare la musica, e ho trovato la soluzione per farlo”.

 

Il terzo punto tocca proprio la questione della collaborazione e del lavoro in team: “Bisogna incoraggiare i ragazzi e le ragazze a difendere la propria opinione” continua Whaley. Il che non significa ovviamente difendere le proprie posizioni, bensì imparare ad argomentare e ad ascoltare, così da comprendere appieno il concetto di lavoro di squadra. Questo ci conduce al quarto punto: “Preparate i giovani alle sfide, incoraggiateli ad affrontarle”.

 

Infine, nella nostra conversazione balena la parola magica: STEM. “Occorre che i ragazzi migliorino il proprio rendimento nelle materie scientifiche, senza distinzioni tra maschi o femmine: tutti devono imparare a capire meglio la matematica, è uno strumento indispensabile. Tutti possono farlo” conclude. E Susie Wee, che ha ascoltato attenta questo discorso aggiunge una chiosa che riassume l’intero spirito della nostra chiacchierata: “Imparare è la nostra killer app”.