MySpot è la mappa condivisa per freelance e smart workers

Nata all'interno di eFM Spa, questa startup ha partecipato al programma di accelerazione di Luiss Enlabs. Oggi si occupa di raccogliere informazioni sui luoghi della città che meglio si prestano ad accogliere i nomadi digitali

Se si volesse descrivere MySpot, si potrebbe dire, con un po’ di semplificazione, che si tratta di un motore di ricerca a servizio di freelance e smart workers. È una piattaforma che consente a chi non sempre ha un ufficio stabile in cui sistemarsi e deve spostarsi ogni giorno di trovare in una città gli spazi più adatti dove lavorare. Le caratteristiche che devono avere questi luoghi sono ovviamente una connessione Wi-fi stabile e affidabile e la possibilità di combattere l’isolamento digitale.

Un esempio di open innovation

Il progetto di MySpot nasce all’interno di un’azienda affermata, la eFM SpA, società che si occupa di digital transformation immobiliare e in particolare dei digital workplace delle grandi corporate nazionali ed internazionali. Daniele Appetito, che oggi è ceo di MySpot, è anche senior manager di questa società. Lo staff è stato scelto con candidature interne, anche se poi l’azienda ha spinto perché il progetto diventasse autonomo tramite il programma di accelerazione di Luiss Enlabs.

La mappa condivisa di MySpot

MySpot fornisce una mappa nella quale vengono segnalati i luoghi più adatti al lavoro e chiede a tutti i nomadi digitali di condividere la loro esperienza per arricchirla con informazioni varie: le condizioni che bisogna rispettare in un locale per poter usare il wi-fi, la possibilità di alimentazione elettrica, la stabilità della connessione, tra le altre cose. La startup si occupa di verificare che le indicazioni inserite dagli utenti corrispondano a realtà tramite il confronto con le opinioni degli altri membri della community. Gli spazi che ricevono maggiore apprezzamento hanno la possibilità anche di diventare partner di MySpot e di offrire particolari agevolazioni sugli accessi a chi si iscrive alla piattaforma. Attraverso la mappa in alcuni casi è possibile prenotare gli accessi ai co-working e stipulare degli abbonamenti.

Un mondo work-friendly

«Accanto a bar e co-working abbiamo cominciato a selezionare altre infrastrutture che il territorio ha a disposizione e che, se gestite da imprenditori lungimiranti, possono davvero aiutare a migliorare lo stile di lavoro e più in generale di vita di ognuno di noi. Mi riferisco, ad esempio a hotel, teatri, musei, parchi: ogni luogo può rappresentare lo spazio ideale per lavorare e per incontrare persone con interessi vicini ai miei», spiega Daniele Appetito. L’obiettivo della startup è quello di disegnare un mondo work-friendly attraverso la condivisione delle informazioni in un paese come l’Italia che da questo punto di vista è ancora indietro. «Coerentemente con il concetto di nomadi digitali, non mettiamo confini alla volontà di disegnare una mappa globale che segua i membri della community in ogni loro viaggio ed esperienza. Siamo partiti con un prototipo su Roma, ora estendiamo alla comunità dei lavoratori italiani (in Italia e all’estero) e nel 2018 estenderemo il servizio anche per comunità internazionali», aggiunge il ceo dell’azienda.

Il giusto match digitale in giro per la città

Per quanto riguarda la sindrome da isolamento digitale, MySpot si preoccupa di venire incontro anche a quei lavoratori che hanno bisogno di cambiare frequentemente luogo di lavoro per non rischiare di abituarsi a un posto e di abbassare le produttività. La scelta del posto migliore ogni giorno si deve basare sulle esigenze di ogni singola giornata lavorativa. «Per questo ci definiamo un coworking diffuso: lo spirito è quello del coworking (collaborazione, condivisione, coopetizione, animazione della community), ma diffuso ovunque nella città», spiega ancora Appetito. «La definizione forse più azzeccata e sintetica di noi l’ha data forse Martino Bellincampi, CEO di Pastella: “Se AirBnb e LinkedIN avessero un figlio si chiamerebbe MySpot”. In qualche modo è così: noi individuiamo gli spazi migliori per dare casa a match digitali. Per questo abbiamo scelto come payoff live in the match, ovvero, abita l’incontro digitale», conclude il ceo.