Hackathon FIGC: le partite di calcio durano più di 90 minuti

La Federazione Italiana Giuoco Calcio punta a trasformare lo sport in un movimento che coinvolga giocatori e appassionati anche fuori dal campo

Il VAR è stato solo l’inizio: l’impegno della FIGC per rendere il calcio uno sport sempre più tecnologico va oltre il nuovo sistema Video Assistant Referee che aiuta l’arbitro a giudicare meglio le situazioni dubbie nel corso della partita. L’idea di dare vita al Primo Hackathon del Calcio Italiano nasce nel 2016, e troverà pieno compimento il prossimo 14 e 15 ottobre a Trento: un’occasione per allargare la conversazione sul futuro di questa disciplina a nuovi interlocutori, e costruire quella che il professor Carlo Alberto Carnevale Maffé definisce la “science of football”.

Un’idea affascinante, che ha già raccolto apprezzamenti in tutta Europa: la decisione di UEFA e FIFA di mandare propri rappresentati ad assistere ai lavori testimonia il valore che questo tipo di iniziativa potrebbe avere a livello mondiale. Fino a oggi il movimento calcio è stato piuttosto refrattario ad abbracciare il cambiamento: Trento potrebbe costituire davvero il punto di partenza di una piccola, grande rivoluzione che cambierà il mondo del pallone.

Non più solo chiacchiere da bar

Le riflessioni che hanno spinto FIGC a dare vita a un evento come un hackathon hanno radici profonde: il calcio è forse lo sport più popolare del pianeta, e le formazioni italiane godono anche di un enorme seguito all’estero. Ci sono alcuni modelli virtuosi che mostrano come si possa mettere a frutto tanta fama: la Premiere League inglese è forse il miglior esempio di come trasformare l’affetto del pubblico in un prodotto estremamente remunerativo, operazione che tuttavia in Italia non ha avuto fino a questo punto lo stesso tipo di risultato.

In particolare ci sono alcuni dati di cui tener conto: ogni anno in Italia si giocano 3 milioni di partite ufficiali, ovviamente divise tra tutte le categorie che partono dalla Serie A e finiscono con le squadre giovanili, ma non tutte queste partite sono ovviamente in grado di generare un indotto con gli strumenti attuali. Anche le grandi piazze, quelle dei professionisti, negli ultimi anni hanno visto una stagnazione: esclusa la Juventus, che ha saputo progettare con cura una propria strategia, le altre squadre devono fare i conti con diritti televisivi che non crescono e che anzi potrebbero contrarsi.

Da qui la necessità di immaginare nuove fonti di introiti. Ed è ancora il professor Maffé a chiarire dove andarle a cercare: il docente immagina una nuova branca del movimento startup, il “soccertech”, che costruisca un modello di business sulla base di analisi matematiche e statistiche dei risultati in campo. Quanto avviene nel rettangolo di gioco nel corso di 90 minuti genera una quantità enorme di dati che costituiscono una vera e propria “proprietà intellettuale” della Federazione Italiana Giuoco Calcio: secondo Maffé possono essere trasformati in una fonte di reddito, seguendo varie strade.

Dal pallone ai numeri

Sono due le direttive principali lungo cui si muoverà l’hackathon della FIGC: la valorizzazione delle statistiche durante le gare e nel post-partita (match analysis), e la gestione della community di tesserati (in Italia si contano 1,3 milioni di iscritti alla FIGC). Il primo tema è forse quello più tecnologico: si parla di tradurre in numeri quanto si vede in campo, sia nell’immediato fornendo accesso ai dati su un second-screen (ormai chiunque guarda la TV o sta allo stadio con uno smartphone in mano), sia nel post-gara permettendo di accedere alle statistiche.

C’è da sfruttare anche un altro filone molto promettente: l’intrattenimento a base calcio non si esaurisce con le partite ufficiali, ma si allarga anche a videogiochi che simulano le gare o che permettono di costruire le proprie formazioni virtuali. I videogame sono uno dei mercati che sta conoscendo la crescita più sostenuta in questi anni: gran parte dei dati che oggi vengono impiegati sono acquisiti gratis, ma ci sono margini per trasformare questa in una fonte di introito che si vada a sommare a quella proveniente dai diritti TV.

Il secondo percorso riguarda la gestione dei tesserati FIGC: oggi un processo che di digitale ha molto poco, ma che con l’ausilio di strumenti informatici potrebbe essere reso in tutto più rapido nonché aprire nuovi scenari di utilizzo per i dati. Per fidelizzare, coinvolgere, censire al meglio i tesserati: in questo caso più che creare una nuova voce di bilancio si tratta di ottimizzare una struttura che ha più di 100 anni di vita e che deve fare un passo in più verso la modernità.

Uno spazio per le startup

L’opportunità dell’hackathon FIGC è davvero ghiotta: tralasciando i premi in denaro, che pure ci sono, e tralasciando anche il peso culturale che questo sport ha nella cultura popolare italiana (dunque qual è il bacino di potenziali clienti che potrebbe raggiungere una società che operi in questo settore), c’è da mettere in conto che gran parte delle società sportive grandi e piccole che giocano anche in Serie A non hanno a oggi compiuto passi significativi per abbracciare il digitale.

Non si parla di creare un account social, non è questione di gestire una pagina Facebook o un profilo Instagram. Qui si parla di sfruttare la leva digitale per trasformare il ticketing e il merchandising, di portare l’industria 4.0 anche sul rettangolo di gioco: creare applicazioni per la vendita dei biglietti delle partite con la scelta del posto, vendere cibo e altro durante le partite attraverso una app, vendere spazi pubblicitari virtuali nella stessa app. Ancora, creare in pochi clic una fornitura di magliette, sciarpe, cappelli dedicati a ogni partita di campionato, coppa e pure per le amichevoli: non occorre ordinare migliaia di pezzi, anche una squadra di dilettanti o persino quella del calcetto del mercoledì sera può avere le proprie divise su misura.

Di questo ha bisogno il mondo del pallone: di trovare alternative alla dipendenza dai diritti TV e di cambiare pelle a ogni livello. Non per tutte le squadre sarà possibile costruire in tempi brevi uno stadio di proprietà, ma questo è un primo passo: una società può commissionare una propria app per generare nuovi introiti rivolgendosi direttamente ai propri tifosi. Questa è la strada che FIGC sta tracciando per il calcio italiano, e l’appuntamento fissato per il 14 e 15 ottobre a Trento servirà a dare corpo a questa visione: per aderire, basta iscriversi entro il 27 settembre sul sito ufficiale.

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