Hack.Developers: così gli hacker cambieranno l’Italia

Il Team per la Trasformazione Digitale organizza una maratona di sviluppo i prossimo 7 e 8 ottobre. Obiettivo: rendere la PA a misura di cittadino

Un cambio di linguaggio, di approccio: il Team per la Trasformazione Digitale, quello che fa capo a Diego Piacentini, è composto da professionisti giovani e competenti che parlano di servizi della Pubblica Amministrazione in termini di codice, SDK e open source. Non era mai successo: invece di articoli di legge, comma 2 e comma 3, si ragiona di API e design di interfacce. Premesse che potrebbero rendere l’occasione dell’Hack.Developers un’occasione irripetibile: anche per scatenare il senso civico degli hacker italiani, così da coinvolgerli nel cambiamento della vetusta e farraginosa macchina dello stato.

Le sfide del Team

Parte da Milano, passa per Napoli, Torino, Firenze e Bari: poi una capatina a Roma e si torna a Milano. Questo il percorso che seguirà Hack.Developers, il primo hackathon organizzato da una struttura che a tutti gli effetti dipende dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e che prova, con un piano triennale che si concluderà nel 2019, a cambiare volto e soprattutto mentalità della PA. Il 7 e l’8 ottobre, alla Fabbrica del Vapore di Milano e in contemporanea in altre 25 location di cui ben 20 auto-convocatesi e “autogestite” (compresa San Francisco, California) si proverà a far costruire direttamente dai cittadini i servizi che useranno nei prossimi anni.

Ci sono alcune sfide che ci attendono (è il caso di usare la prima persona plurale). SPID, il servizio pubblico per l’identità digitale, è un ottimo esempio: soffre di un’impostazione originaria decisamente burocratica, che il Team sta lavorando per trasformare nell’equivalente dei sistemi di autenticazione dei social network, passando per pagine di documentazione scritta da tecnici per tecnici, SDK e API chiari e tecnologicamente al passo coi tempi.

Lo stesso vale per ANPR, l’anagrafe unica nazionale che deve migrare i database di 8.000 comuni italiani in un unico archivio: i membri del Team raccontano che per 8.000 comuni ci sono in ballo almeno 12.000 database, molti dei quali legati a tecnologie vetuste come AccessDB o addirittura fogli Excel con tanto di macro per richiamare i dati. Una impresa non da poco farli convergere tutti in un’unica posizione, normalizzare i dati, correggere errori e uniformare tutti i sistemi su una singola tecnologia.

Il più grande hackathon italiano

Sono soltanto due esempi dei molti progetti che ci in campo tra molti altri: c’è il DAF (data analytics framework) che costituirà l’autostrada unica su cui far dialogare tutti i servizi della PA, c’è PagoPA che proprio in questi giorni inizia il suo percorso con il pagamento della tassa sui rifiuti (TARI) nel Comune di Milano, c’è da creare un framework di riferimento per UX e UI di tutti i servizi dello Stato attraverso il portale designers.italia. C’è da mettere in piedi un intero ecosistema di comunicazione da e verso il cittadino con strumenti alla portata di tutti.

L’obiettivo del Team e dell’hackathon, organizzato in collaborazione con Codemotion (e con l’aiuto di sponsor del calibro di Microsoft, IBM, Oracle, Cisco, RedHat e Intesa San Paolo), è di trovare soluzioni per semplificare quelli che oggi sono processi cervellotici e che di digitale non hanno proprio nulla. A differenza degli hackathon tradizionali, più che partorire nuove idee si chiede ai partecipanti di collaborare per migliorare quanto c’è già sul campo: non mancano le opportunità, tra i temi da affrontare (le chiamano “challenge”) c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Per partecipare basta iscriversi sul sito hack.developers.italia.it.

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