Social Impact Investor Day di SocialFare | La parola agli investitori

Impressioni e valutazioni dall'appuntamento nella sede del programma di accelerazione per startup a impatto sociale SocialFare. Abbiamo sentito alcuni degli investitori presenti. Ecco cosa ci hanno detto

Un panel di impact investor si è riunito il 7 luglio a Torino nella sede del programma di accelerazione per startup a impatto sociale SocialFare, in occasione del Social Impact Investor Day: EpiCura, Shike, reBOX, Synapta le startup uscenti dalla terza edizione di Foundamenta, che hanno presentato i propri progetti, i risultati ottenuti e i prossimi obiettivi ad una platea di enti privati, business angel, private investor, family office, ma anche mentor, advisor, startupper e partner della rete Rinascimenti Sociali. Dopo le startup e l’intervista a Laura Orestano, ceo di SocialFare, stavolta abbiamo tastato il polso agli investitori. Ecco cosa hanno detto a StartupItalia! Matteo Vacchetti e Marco Lingua, investment analyst di Club degli Investitori e Raffaele Fedele, Junior Analyst di Oltre Venture. Un appuntamento «interessante, molto educativo per investitori nuovi come noi, almeno per quanto riguarda l’impact investing – ha dichiarato Rinaldo Canzi, coordinatore d’area finanziaria Fondazione Housing Sociale – potersi confrontare con altri investitori che hanno più esperienza di noi è stato molto interessante. Per quanto riguarda le startup presentate  – ha aggiunto – abbiamo trovato soggetti di particolare interesse che sicuramente continueremo a seguire. Realtà come questo tipo, acceleratori e incubatori possono offrire realtà Interessanti in unica sessione».

Social Fare

Impressioni a caldo e un confronto con la precedente edizione di Foundamenta.

Matteo Vacchetti: «Un evento importante sotto il punto di vista sociale, date le startup presentate. Noi siamo venuti anche a quello precedente. Devo dire che la sensazione è quella di trovare nelle startup una qualità sempre maggiore e campi sempre diversi di applicazione. L’evento passato aveva offerto la possibilità di dialogare con più startup attive nello stesso campo, questa volta abbiamo trovato un numero leggermente inferiore di proposte ma più sviluppate e preparate».
Marco Lingua: «Si vede che è il frutto di un lavoro serio e strutturato. Anche i numeri presentati all’inizio sulle 3 edizioni del programma sono numeri eloquenti. Ricevere 100 progetti in un mese e mezzo è indicativo un gran lavoro di ricerca, e noi ne sappiamo qualcosa di quanto sia difficile».
Raffaele Fedele: «
Molta partecipazione. Startup molto preparate, ottime presentazioni in cui traspare il lavoro di supporto del team ed esperti sul mercato. Entrando nello specifico rispetto alle diverse startup, 2 su 4 hanno deciso di intraprendere il business su un mercato molto difficile. Due hanno formulato proposte per noi molto interessanti».

Social Fare

Da investitori, parliamo del delicato equilibrio tra profitto e impatto.

Matteo Vacchetti: «Francamente l’investitore non può prescindere dall’aspetto del ritorno finanziario. Investire nel sociale tuttavia è il modo migliore per comunicare che ci si sta muovendo verso l’innovazione sì, ma che coinvolga tutta la società in maniera inclusiva. Per cui, anche se sono venuti meno gli incentivi fiscali dedicati a questo tipo di investimenti specifici, anche investitori più strutturati continuano a guardare con interesse a questa possibilità».
Marco Lingua: «Trovare unione tra profittabilità e aspetto sociale porta a superare la filantropia vecchio stampo, grazie ad una nuova policy che mette insieme impatto sociale e sostenibilità economica. Basta guardare ad esempi come PerMicro e Centro Medico Santagostino, esempi di investimenti di questo tipo compiuti da Oltre Venture. Social Fare e Oltre Venture per me sono maestri nella capacità di tenere insieme questi due ambiti».
Raffaele Fedele: «
Per noi ci deve essere piena armonia tra la generazione di impatto sociale e nuova economia. Non possono essere cose disgiunte, ma equipollenti, per investitori come noi. Naturalmente è tutto da valutare, ma mi è piaciuto molto il mercato che Synapta si propone di intercettare con la piattaforma contrattipubblici.org, inoltre ho molto apprezzato come il team, pur lavorando da molto tempo, continui ad essere fortemente motivato».

Quali startup vi hanno colpito di più?

Matteo Vacchetti: «Mi ha sorpreso la capacità di cambiare il paradigma in ambiti come smart city e mobilità sostenibile. Mi ha molto colpito positivamente il progetto Shike, di MugStudio, che replica il modello del car sharing in settore come quello delle biciclette»
Marco Lingua: «Personalmente sono rimasto molto colpito da EpiCura. Hanno colto un problema latente del mercato e grazie alla tecnologia stanno sviluppando una soluzione. Probabilmente si troveranno ad affrontare il problema della disintermediazione, come qualcuno tra gli investitori ha sollevato nella propria domanda. Sarà interessante vedere che soluzione troveranno».

Social Fare

Quali aspetti delle startup avreste voluto capire meglio?

Marco Lingua: «Ci descrivono come “cattivoni” ma noi poniamo solo domande per capire meglio. Sicuramente le proiezioni al 3-4 anno per un investitore peccano un po’ di pessimismo, si tarpano un po’ le ali. Ma se poi sono previsioni troppo alte molti non le trovano credibili, per cui non c’è una soluzione efficace per dialogare con tutti gli investitori.”
Matteo Vacchetti: «Sicuramente abbiamo apprezzato la buona qualità nei progetti e il loro realismo, forse solo sono stati un po’ conservativi».

Cosa attrae di più un investitore?

Marco Lingua: «Scalabilità, credibilità del team, solidità del modello di business: questi sono senz’altro gli aspetti base. Subito dopo conta il mercato di riferimento e avere un target ben definito. Per un investitore un’analisi di mercato ben fatta e una segmentazione efficace vuol dire non sprecare soldi in marketing, il che si traduce nel risparmiare più della metà dei fondi».
Matteo Vacchetti: «L’imprenditore deve saper comunicare tutti questi aspetti: a volte anche progetti di qualità non vengono comunicati bene. Oggi sono stati comunicati bene. Si è trattato di pitch lunghi ma in cui tutti hanno manifestato grande capacità di sintesi, anche rispetto a progetti complessi come quello di Contratti Pubblici. Anche l’ultimo reBOX, è stato bravissimo: la platea iniziava ad essere meno concentrata ma lui ha saputo tenere alta l’attenzione».

Parliamo del ruolo di SocialFare.

Marco Lingua: «Si nota il contributo dato dal team, dallo staff. Prendi ad esempio anche solo l’introduzione di Laura Orestano, CEO di SocialFare, sull’impact investing: si percepisce il contributo a livello sociale dell’operazione. In un evento come quello di oggi è chiaro che il focus della startup è dare importanza al lato sociale. Tutte queste startup hanno un peso sociale, a Torino, in Italia, e speriamo anche in Europa».
Matteo Vacchetti: «Come dicevamo all’inizio, si vede che c’è un lavoro strutturato e con obiettivi definiti. Per quanto riguarda noi, speriamo di poter collaborare sempre di più».
Raffaele Fedele: «
SocialFare è il ponte di connessione tra idee pronte a diventare società a impatto e investitore come noi. Credo in ogni caso che la funzione del Centro per l’Innovazione Sociale sia stato evidente nei ringraziamenti che 3 team su 4 hanno inserito all’interno delle proprie presentazioni: mi sono sembrati sinceri».