Dal riuso allo zero waste. L’economia circolare spiegata da Stefano Pogutz (Bocconi)

Abbiamo chiesto al professore di chiarire i concetti che stanno alla base della filosofia che potrebbe cambiare il nostro approccio all’imprenditorialità. I suoi consigli sono utili alle startup che si vogliono candidare al bando Start To Be Circular di Fondazione Bracco

L’economia circolare se sviluppata a livello internazionale ed europeo potrebbe portare  a un cambiamento epocale. I benefici della graduale sostituzione di un’economia lineare dove gli oggetti una volta creati finiscono nella spazzatura con un’economia che abbia alla base della sua filosofia il riuso, sono sotto gli occhi di tutti. Conviene alle imprese e conviene all’ambiente, significa consumare meno materie prime, avere processi produttivi più performanti e produrre meno rifiuti. Abbiamo chiesto al professor Stefano Pogutz dell’Università Luigi Bocconi di parlarci delle radici e delle implicazioni a livello manageriale  e imprenditoriale del concetto di Economia Circolare.

Fondazione Bracco ha da poco lanciato la seconda edizione del bando Start To Be Circular che andrà a premiare  startup e idee che pongano al centro proprio il concetto di Economia Circolare (ne abbiamo parlato qui).

Una nuova prospettiva per ri-organizzare produzione e consumi in modo più sostenibile, Stefano Poguz

Il nostro sistema industriale nel corso degli ultimi due secoli si è sviluppato secondo una logica di produzione e consumo lineare, denominata “take-make-dispose”. Secondo questo approccio, oggi dominante in tutti i contesti economici industrializzati, le materie prime vengono estratte, lavorate, utilizzate sotto forma di prodotti/servizi, per poi diventare rifiuti da destinare allo smaltimento finale. Alcuni dati possono essere di aiuto per illustrate in fenomeno. In media, in Europa, il 31% del cibo prodotto si trasforma in rifiuto senza essere consumato; circa il 95% dei fertilizzanti utilizzati in agricoltura non genera sostanze nutrienti per il corpo umano (EMF, 2015). Sempre in Europa, uno dei paesi più efficienti nella raccolta e riciclo dei rifiuti, il 60% dei materiali che entrano nei cicli di produzione e consumo vengono mandati in discarica o inceneriti (EMF, 2015).

Negli ultimi anni, la crescente scarsità delle risorse naturali ha generato significativi effetti sui prezzi (incremento – +150% fra il 2002 e il 2010 – e volatilità), rendendo al contempo concreti i rischi di business continuity in diversi settori industriali. In questo ambito, si è avviata una fase di ripensamento della logica economica lineare, spinta sia dall’azione del regolatore (ad esempio l’Unione Europea che ha introdotto per la prima volta, nel 2014, un pacchetto per l’Economia Circolare), sia dall’attività delle imprese, che hanno “spontaneamente” iniziato a sviluppare nuovi modelli di business per ridurre la propria dipendenza da risorse scarse e con prezzi volatili. 

L’Economia Circolare

L’Economia Circolare (EC) introduce una prospettiva nuova e di grande interesse nella logica di gestione delle risorse naturali, che si contrappone al tradizionale modello lineare “Take-Make-Dispose”. Questo approccio di natura sistemica e olistica affonda le proprie radici in alcune logiche diffuse a partire dagli anni settanta quali metabolismo industriale, ecologia industriale, l’approccio dalla culla alla culla (cradle to cradle), il concetto di zero waste.

L’Economia Circolare si fonda su un ciclo di produzione e consumo auto-rigenerativo in cui i materiali sono reintegrati attraverso cicli tecnici o biologici che minimizzano la perdita di qualità e massimizzano il valore. In altre parole, con l’EC le fasi di estrazione, lavorazione, distribuzione, uso, raccolta e riciclaggio sono interdipendenti e le materie vengono utilizzate a ‘‘cascata’’ per alimentare nuove attività di produzione e consumo all’interno di percorsi il più possibile chiusi.

Questo approccio permette di preservare o aumentare il capitale naturale, di incrementare la produttività delle risorse, di ridurre i rischi legati all’uso di sostanze chimiche grazie alla minimizzazione degli sprechi e dei rifiuti, all’uso di risorse rinnovabili, all’aumento dell’efficienza e dell’efficacia dei processi di trasformazione.

Fattori di spinta

Nell’ultimo decennio diversi paesi, istituzioni e organizzazioni hanno avviato norme, programmi e iniziative per promuovere il modello economico di tipo circolare.  In prima linea l’Europa, che ha promosso nel 2014 un pacchetto per l’Economia Circolare, con la Comunicazione “Towards a circular economy: A zero waste programme for Europe” (COM (2014) 398), seguita l’anno successivo dal piano “Closing the loop – An EU action plan for the Circular Economy” (COM (2016) 614). Negli ultimi mesi numerose direttive sui rifiuti, con ambiziosi obiettivi di riduzione degli stessi, sono state oggetto di discussione degli nel Parlamento Europeo.

Il punto di riferimento internazionale sul tema oggi è l’Ellen McArthur Fundation (EMF), organizzazione indipendente che svolge attività di ricerca, applicazione e diffusione dei principi dell’EC grazie a molteplici collaborazioni con imprese e agenzie.

Un altro soggetto che ha portato a valorizzare le opportunità dell’EC è la multinazionale della consulenza Accenture che con la ricerca “Circular Economy: dallo spreco al valore” ha messo in evidenza il modo in cui l’economia circolare potrà rivoluzionare i sistemi di produzione e consumo, aumentando la sostenibilità dei modelli di business e prevedendo un ritorno economico, al 2030, pari a 4.500 miliardi di dollari.

Implicazioni

Le principali implicazioni dell’EC riguardano la logica di progettazione dei prodotti e servizi che devono essere pensati in modo da considerare l’intera catena del valore (ciclo di vita) e la loro destinazione una volta divenuti i rifiuti.

 

Sono diverse, dunque, le strategie a disposizione delle imprese per riposizionarsi nell’economia circolare, ma soprattutto, sono molteplici le opportunità per nuove imprese e nuovi modelli di business, che sviluppano prodotti e servizi innovativi in linea con questo paradigma emergente.

 

In particolare, possiamo individuare alcune azioni riconducibili al circular model. Partendo dalla progettazione, una prima area di intervento fa riferimento ad azioni che puntano a sostituire i materiali tradizionali con soluzioni rinnovabili, riciclate o biodegradabili. Una seconda linea di azione è legata al recupero, riutilizzo e riciclo dei beni in altri circuiti di consumo. In questi casi, diventa fondamentale intervenire anche sulle logiche di assemblaggio e dis-assemblaggio dei prodotti. Altre due opzioni riconducibili al conetto di circolarità sono l’estensione del ciclo di vita dei prodotti, ad esempio facilitandone la riparazione, e l’adozione di modelli di business che sostituiscono alla vendita del prodotto (che punta sulla massimizzazione del volume), la realizzazione di un servizio (che fa leva sulla performance).

 

In conclusione, l’economia circolare rappresenta una grande opportunità per le imprese che si combina perfettamente con nuove tendenze come la sharing economy e l’internet of things, offrendo la possibilità per un profondo ripensamento della logica di produzione e consumo, nel rispetto dell’ambiente e senza rinunciare alla creazione e diffusione di valore.

 

 

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