Crediti in cambio di liquidità, la startup fintech che aiuta le imprese. CashMe (FabCube)

Il servizio consente di cedere i propri crediti commerciali pendenti e non scaduti a investitori disposti ad acquistarli attraverso un processo di asta competitiva elettronica

Un servizio che consente di cedere i propri crediti commerciali pendenti e non scaduti a investitori disposti ad acquistarli attraverso un processo di asta competitiva elettronica (invoice trading). Online, in maniera semplice, flessibile, veloce ed intuitiva. Un servizio di cessione dei crediti in cambio di liquidità immediata che ha l’obiettivo di mettere in comunicazione finanzafondi di investimento, con quello delle piccole e medie imprese. In che modo? Lo spiega a StartupItalia! Marcello Scalmati, co-founder e ad di CashMe, startup che orbita in FabCube, il network che mette in connessione 6 laboratori del Veneto. «Proponiamo un’importante innovazione di processo, più che del prodotto in sé, consentendo la disintermediazione del servizio e abbattendo gli importanti costi di struttura che normalmente nel settore verrebbero poi ricaricati sul cliente finale», spiega Scalmati.

CashME

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Marcello, di che si occupa CashMe?
«Siamo una startup fintech che si occupa di invoice trading. Grazie alla nostra piattaforma web le PMI possono cedere i propri crediti commerciali pendenti a investitori professionali in modo da incassare la liquidità  necessaria per soddisfare le proprie esigenze di cassa».

Come è nata la vostra idea?
«L’idea originaria di CashMe è legata al mio background personale e professionale. Ho vissuto in prima persona le difficoltà  che le PMI incontrano nella gestione della cassa quotidiana e nell’accesso alle linee di credito: spesso un processo macchinoso oltre che poco flessibile. Ho avuto brevi ma intense esperienze nel mondo della finanza. Questa duplice visione mi ha portato a notare da un lato un mondo  con eccesso di liquidità, tanto da non sapere dove allocarla in un contesto di  tassi ai minimi storici, e dall’altro un mondo, quello delle PMI, con sempre più necessità di capitali smart».

Come si è sviluppata nel tempo la vostra idea?
«I primi passi di CashMe, come da manuale per una startup, sono stati molto duri e difficili. Quasi un anno e mezzo di attività  è stato impiegato per il set-up informatico e soprattutto legale della società. Molti elementi sono cambiati rispetto all’idea originaria, e molti altri sicuramente devono ancora cambiare. Ogni giorno che passa il mercato fornisce nuove preziose informazioni che è indispensabile tener conto per affinare il proprio servizio e talvolta svoltare strada»

Com’è composto il team di CashMe?
«Oggi in CashMe lavorano a tempo pieno 4 persone, oltre che alcuni soci e collaboratori. Accanto al sottoscritto, co-founder e amministratore della società, ci sono Riccardo Belli, responsabile business development e membro del CdA di Axist Spa, società partner di CashMe, Giovanni Grioni, che si occupa di compliance e procedure, Pietro Calvio, analista finanziario con esperienze in grandi gruppi come Accenture, Stefano Sainati, anche lui impegnato in attività di analisi e supporto amministrativo».

Quanto fatturate?
«Il primo vero anno di attività  per CashMe è il 2017, e riteniamo di poter chiudere il bilancio con un fatturato di 250.000-300.000 euro, con ambiziosi obiettivi di crescita per gli anni successivi».

La mappa delle vostre partnership.
«Abbiamo stretto accordi con partner tecnologici, finanziari e commerciali. Sul fronte tecnologico, un Istituto di pagamento estero, integrato con CashMe tramite API, consente la gestione delle transazioni. Sul fronte finanziario, gli investitori istituzionali consentono l’approvvigionamento continuo dei capitali necessari a negoziare fatture. Per quanto riguarda invece l’aspetto commerciale, stiamo lavorando con broker, oltre che con alcune associazioni industriali, per l’attività di origination delle fatture e la veicolazione del nostro servizio alle aziende».

Che vantaggi derivano da quello che fate?
«Rispetto ai sistemi tradizionali, siamo molto più veloci, snelli e flessibili. I costi sono sempre molto chiari fin da subito, e l’azienda non deve rincorrere decine di voci di bilancio per capire il reale costo del financing. Il nostro sistema non comporta alcuna segnalazione in centrale rischi, e lo spostamento del profilo di rischio oggetto di analisi, dal cedente al debitore, consente anche ad aziende in difficoltà di ottenere l’accesso ai capitali di cui necessitano. Inoltre, rispetto alle società di factoring, i nostri più diretti competitor, consentiamo anche la cessione di singole fatture una tantum, senza vincoli di lungo periodo».

Che rapporto avete con FabCube?
«Stiamo definendo un’attività di affiancamento nella promozione del nostro servizio sul versante territoriale veneto e friulano. Siamo entrati in contatto le imprese che ruotano attorno ai 6 acceleratori d’impresa della rete FabCube in Veneto e alle Università venete. Riteniamo di poter offrire una soluzione concreta alle esigenza di centinaia di PMI e per tale ragione approcceremo i luoghi di mediazione dell’innovazione e dell’impresa».

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