Bayer cerca startup nelle Life Sciences e nell’agricoltura innovativa. Grants4Apps

La multinazionale ha appena lanciato i suoi Innovation Boot Camp con la presentazione di Grants4Apps, iniziativa che ha l’obiettivo di identificare startup di valore in tutto il mondo. Ecco quali

Un ciclo di incontri dedicati all’innovazione, alle startup e alle PMI innovative nel Centro Comunicazione Bayer di Milano. Da aprile a luglio, a confronto esperti di innovazione, startupper e imprenditori: quattro giornate dedicate all’open innovation tra case history, incontri con investitori e la presentazione dell’iniziativa Grants4Apps di Bayer. Stiamo parlando degli Innovation Boot Camp, la seconda fase di un percorso firmato Bayer dedicato alle startup avviato lo scorso anno, in collaborazione con Ameri Communications. Se con StartUp4life l’idea era quella di stimolare la nascita di talenti e idee imprenditoriali, quest’anno, con gli Innovation Boot Camp, l’obiettivo di Bayer è far crescere e far maturare startup e PMI che muovono i primi passi. Per le aziende in fase di avvio, è essenziale conoscere il proprio settore, i canali di reperimento dei fondi, le opportunità dell’open innovation e, soprattutto, imparare a raccontarsi e promuoversi con attività di marketing e comunicazione. Degli Innovation Boot Camp, di Grants4Apps e anche della strategia di supporto alle startup della multinazionale, abbiamo parlato con Daniele Rosa, direttore comunicazione di Bayer Italia.

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Rosa, cos’è Grants4Apps? Come nasce l’idea degli Innovation Boot Camp?

«Nasce qualche anno fa, quando Bayer ha sviluppato a livello globale il progetto Grants4apps, progetto innovativo per identificare startup di valore in tutto il mondo. In Italia abbiamo delineato questo progetto, modellandolo soprattutto nella ricerca di 2 tipi di startup: quelle che si dedicano al mondo delle Life sciences e in particolare al mondo del farmaco e sanità, e quelle che si dedicano al mondo dell’agricoltura più innovativa. Abbiamo avuto negli ultimi due anni due momenti di incontro con queste startup molto proficui. Tra l’altro, è stato proprio un progetto di un team italiano ad essere premiato a livello globale (MEMio), e ha avuto così la possibilità di portare avanti la sua esperienza in Germania».

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In primo piano Daniele Rosa (Bayer),  a destra Daniela Boccadoro Ameri (Ameri Communications) nel corso del primo Innovation Boot Camp 

E StartUp4Life?

«In Italia abbiamo declinato ulteriormente Grants4Apps, dedicando un riconoscimento agli over 40 che portano avanti delle startup. Perché ovviamente la capacità di innovare non è una questione di età, ma di capacità di percepire i cambiamenti e trovare soluzioni adeguate. StartUp4life ha dato spazio agli startupper over 40 attivi nel settore agricoltura. Questo perché Bayer è sempre di più indirizzata sulle Life science e a trovare soluzioni globali per difendere la salute dell’uomo, delle piante e degli animali».

Che cos’è open innovation per Bayer?

«È un concetto molto ampio: significa prima di tutto capire con grande responsabilità quelli che sono i problemi più grandi del pianeta e investire tanto in ricerca per trovare soluzioni. Non dimentichiamo che, ad esempio, nel 2050 è previsto che il pianeta sarà popolato da 10 miliardi di persone, con una disponibilità di terreni coltivabili ridotta di quasi 2/3 rispetto all’attuale. Queste cifre bastano da sole per immaginare la grandezza della sfida che ha di fronte chi fa ricerca, nel pensare a coltivazioni sostenibili atte a sfamare tutto il pianeta».

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Salvatore Majorana, direttore del Technology Transfer dell’IIT (Istituto Italiano di Tecnologia) nel corso del primo Innovation Boot Camp

Quanto e come investe in startup Bayer?

«Non è solo questione di budget, ma anche di impegno e di tempo: molti collaboratori Bayer dedicano energia per sostenere questi giovani startupper, per diffondere e comunicare all’esterno questo loro impegno. Le occasioni di confronto e formazione come gli Innovation Boot Camp ne sono un esempio».

Che tipo di startup “cerca” Bayer?

Ovviamente quelle più coerenti con il mondo che viene definito Life science, ovvero startup che immaginano progetti nella sanità e, come dicevo, dell’agricoltura di precisione. Avremo a che fare con una popolazione sempre più numerosa, che deve invecchiare in salute ad avere consapevolezza dell’importanza di curarsi. Il concetto dell’auto-medicazione deve essere molto più diffuso nella cultura delle persone».

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