L’orologio da polso per diagnosticare il morbo di Parkinson. PD-Watch

Il progetto, fra i 10 accelerati a BioUpper, ha l’obiettivo di supportare la diagnosi e monitorare il decorso temporale del Parkinson

Il PD-Watch è un dispositivo, indossabile come un orologio, per diagnosticare il morbo di Parkinson in soggetti a rischio e monitorane l’andamento nel tempo. Uno strumento valido che si integra bene agli attuali esami neurologici e test motori. Un progetto (fra i 10 accelerati a BioUpper, progetto biotech di NovartisFondazione Cariplo, in collaborazione con Polihub e Humanitas) che va avanti grazie principalmente ad autofinanziamenti. Ecco perché BioUpper può rappresentare una svolta. Ne abbiamo parlato con Luigi Battista, uno dei fondatori di PD-Watch, che ci ha raccontato com’è nata un’idea così complessa per un bisogno reale e diffuso. Le difficoltà nel realizzarla, la convinzione di farcela e i vantaggi concreti che una call come BioUpper può concretamente fornire.   

pd-watch

Pd-Watch, il team

Che tipo di formazione avete e da quali ambiti provenite?

«Fabio ha 27 anni, è laureato in chimica e si è occupato di qualità e consulenza tecnica per una multinazionale del settore. Poi ci sono altri collaboratori, alcuni dei quali sono entrati di recente a far parte del progetto. Io invece ho 31 anni, sono un ingegnere biomedico ed ho ottenuto il mio PhD in Ingegneria nel 2013. Sono stato assegnista di ricerca all’Istituto Nazionale di Ottica del CNR, ho attualmente una collaborazione universitaria come docente a contratto nell’ambito della bioingegneria e nel campo delle misure; come ingegnere biomedico e clinico ho esperienza lavorativa presso enti ospedalieri, sia pubblici che privati, ed aziende sanitarie. Ma, al di là delle esperienze formative e professionali, universitarie e non, non ho mai smesso di coltivare la mia passione per la ricerca, che mi porta a cercare soluzioni innovative per migliorare la vita delle persone; è per questo che sono nati PD-Watch e MyVenus».

Dentro il programma di accelerazione, grazie ad un like…

«Esattamente. Siamo venuti a conoscenza di questa iniziativa tramite un like su Facebook messo da una mia amica ed ex collega del CNR. Ci siamo incuriositi ed abbiamo visto che si trattava di una iniziativa interessante e sicuramente attinente allo sviluppo del nostro progetto».

Che cosa manca alla vostra idea per misurarsi in maniera competitiva col mercato?

«Per ora abbiamo un prototipo, speriamo di avere una versione del prodotto commercializzabile quanto prima. Penso che avere un prodotto competitivo e, magari unico, sia importante, così come avere una squadra forte con una visione lungimirante e capace di mettere in atto un’ottima gestione del progetto e dell’iniziativa».

Nel settore delle scienze della vita il problema dei finanziamenti è rilevante. Che difficoltà avete incontrato per trasformare un’idea biotech in un progetto imprenditoriale?

«Nel settore delle scienze della vita, come anche in altri settori, i progetti possono riguardare dei prodotti che richiedono delle attività che necessitano di investimenti importanti, dalla progettazione di hardware e servizi connessi, all’acquisizione di autorizzazioni. Anche noi abbiamo avuto le difficoltà con cui tipicamente si scontrano altre persone che vogliono intraprendere una iniziativa nel settore delle scienze della vita, come le difficoltà di accesso agli investimenti privati e di ampliamento del team; tuttavia, sia mediante l’autofinanziamento che mediante la partecipazione ad alcune iniziative, siamo riusciti a portare avanti il nostro progetto, che ad oggi ha un prototipo e copertura brevettuale».

State perfezionando un monitoraggio continuativo e non invasivo del tremore causato dalla malattia di Parkinson. Come nasce questa idea e si è sviluppata fino a qui?

«Parkinson’s Disease Watch, da cui deriva PD-Watch, riguarda la realizzazione di un dispositivo medico indossabile, configurato come orologio da polso, da impiegare per supportare la diagnosi del morbo di Parkinson in soggetti a rischio, per monitorare il decorso temporale di tale malattia e per quantificare gli effetti terapeutici del piano di cura messo in atto. L’idea del PD-Watch è nata proprio mentre stavo lavorando con degli accelerometri… ed ho pensato: perché non impiegare questa tecnologia anche nel settore che mi appassiona, ossia quello delle scienze della vita?».

Nell’attuale quadro delle misurazioni del morbo di Parkinson che valore aggiunto può fornire PD-Watch?

«Il PD-Watch nasce per ridurre delle problematiche legate al fatto che sia la diagnosi del morbo di Parkinson, sia la valutazione dell’andamento della malattia nel tempo, sono essenzialmente cliniche e si basano sull’esecuzione di esami neurologici e semplici test motori. Tuttavia, queste valutazioni sono in grado di evidenziare la gravità dei sintomi motori solo nel corso dell’esame neurologico, che normalmente ha una durata limitata, mentre tale gravità può variare notevolmente durante tutta la giornata. Grazie al PD-Watch è invece possibile effettuare un monitoraggio continuativo dello stato di salute del paziente parkinsoniano, in ogni momento della giornata ed in qualunque posto si possa trovare».

Più esattamente che tipo di misurazione effettua?

“Il PD-Watch effettua la misurazione del tremore a riposo e dei sintomi motori dei pazienti parkinsoniani, durante tutti i momenti della giornata ed in qualunque posto essi si trovino, mediante l’impiego di un sistema di misura (accelerometro) indossabile inserito all’interno di un sistema elettronico, configurato come orologio”.

In che modo il programma di accelerazione BioUpper sta incrementando le vostre competenze? In quali ambiti e con che tipo di impegno e competizione?

«Il programma di accelerazione ci sta dando un’enorme opportunità. Abbiamo la possibilità di seguire corsi, ci possiamo confrontare con gli altri team, abbiamo la possibilità di avere feedback importanti da persone che lavorano quotidianamente nel settore e che hanno tantissima esperienza imprenditoriale e competenze. È inoltre fondamentale l’interazione e lo scambio costante che abbiamo con tutor, mentor e consulente PWC, le persone che ci sono state affiancate per supportarci nel progetto. In un contesto di questo tipo, non possiamo fare altro che apprendere».

Cosa vi aspettate concretamente alle fine di questo percorso?

«Ci aspettiamo tanto. Come indicavo in precedenza, ci aspettiamo che il confronto ed il lavoro quotidiano ci porti ad avere non solo l’acquisizione di nuove competenze, ma anche una maggiore consapevolezza di come affrontare il mercato».

In caso di vittoria, quali saranno i primissimi passi che realizzerete con i voucher del premio?

«In caso di vittoria, i primissimi passi riguarderanno lo sviluppo del prodotto, la certificazione di prodotto come dispositivo medico e tutte le attività necessarie per arrivare sul mercato quanto prima».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In Giordania è stato realizzato il primo impianto fotovoltaico in un campo per rifugiati

I pannelli solari installati ad Azraq assicureranno elettricità 24 ore al giorno a circa 20mila persone e consentiranno di migliorare le loro condizioni di vita. L’obiettivo è portare questa innovazione anche in campi più grandi come quello di Zaatari

AXA Innovation Hub, la startup interna ad AXA che trasforma le idee in servizi concreti

20 collaboratori di AXA Italia diventano startupper e si mettono alla prova degli esperti del settore. Patrick Cohen “E’ un nuovo modo di lavorare agile e innovativo per liberare l’energia e la creatività. Senza paura di sbagliare”