La startup che ti fa smettere di fumare, senza farmaci. Newrosparks (BioUpper)

Un’arma in più contro la dipendenza da nicotina che agisce sulle aree del cervello coinvolte nel desiderio di fumare. A svilupparla uno dei 10 progetti dell’acceleratore biotech

Due fumatori su tre vorrebbero smettere di fumare, eppure la missione troppo spesso fallisce. La dipendenza da nicontina provoca stimolazioni complesse da bloccare, ma grazie a Newrosparks, la lotta al fumo ha un’arma in più: si tratta un dispositivo indossabile basato su tecnologie di stimolazione elettrica, che agisce mediante indolori correnti elettriche dirette alle zone del cervello coinvolte nel desiderio di fumare. Un trattamento non farmacologico, personalizzabile e autosomministrabile. Abbiamo incontrato Marco Guermandi, dottore in ricerca nel campo dell’Information Technology dell’Università di Bologna che assieme al suo team sta perfezionando il progetto, anche grazie al programma di accelerazione BioUpper.

Newrosparks

Un team nato nei laboratori di ricerca dell’Università. Da chi è composto?

«Il nostro team è composto da due ingegneri elettronici (post-doc) ed un matematico (dottorando) abbiamo iniziato a collaborare durante la nostra attività di ricerca al centro ARCES dell’Università di Bologna. Siamo stati coinvolti in diversi progetti europei nell’ambito health/lifescience, in particolare per quanto riguarda lo sviluppo di tecniche e sistemi per l’imaging e la stimolazione dell’attività del sistema nervoso centrale».

Provenite da una vittoria ad un altro programma di accelerazione, ripetersi a BioUpper sarebbe eccezionale. Come ne siete venuti a conoscenza?

«Abbiamo conosciuto uno dei team vincitori della passata edizione (WRAP) alle selezioni della business plan competition StartCup Emilia Romagna. In realtà abbiamo saputo del programma poco prima della deadline di sottomissione delle proposte, che abbiamo quindi completato all’ultimo minuto. Per la fase successiva, abbiamo invece potuto contare sull’aiuto di mentor e tutor nella preparazione del pitch, che avevamo avuto modo di affinare anche grazie al programma di accelerazione Unibo Launchpad dell’Università di Bologna, per il quale siamo risultati vincitori di un ulteriore programma presso l’acceleratore londinese iStarter, che si svilupperà nelle prossime settimane».

Che cosa ritenete fondamentale per il successo del vostro progetto, nell’ambito biotech?

«Nel nostro settore sono fondamentali sia la solidità scientifica dell’idea che una validazione in ottica di mercato. Stiamo quindi lavorando per migliorarle e renderle ancora più convincenti, sia nell’ottica di attrarre investitori ora che, in futuro, utilizzatori del dispositivo».

Servono risorse, investimenti e nel biotech è più complicato che in altri settori. Che idea vi siete fatti?

«Lavoriamo in un ambito caratterizzato generalmente dalla necessità di investimenti medio-alti con time-to-market medio-lunghi, una combinazione che rende certamente più difficile reperire capitale, soprattutto per persone giovani e ancora senza un track-record imprenditoriale. Crediamo sia importante in questo senso riuscire a suddividere sia il percorso imprenditoriale che il fabbisogno di capitale in passi chiari e lineari, che ci consentano da un lato di dilazionare il fabbisogno, dall’altro di garantire milestones significative già da subito, rendendo più facile la ricerca di capitale».

Smettere di fumare: missione possibile ma molto difficile. Come nasce l’idea di sconfiggere la dipendenza da nicotina, in un mercato già pieno di proposte?

«Da un lato l’idea nasce dal background della nostra attività di ricerca, che gravita nel mondo delle neuroscienze e nello specifico di monitoraggio e stimolazione dell’attività del sistema nervoso centrale. Studi pre-clinici mostrano come sia possibile modulare la capacità di controllare il desiderio di fumare mediante tecniche di stimolazione non invasive e sostanzialmente prive di effetti collaterali, tecniche su cui abbiamo sviluppato expertise e skills nei nostri anni da ricercatori. Ci è sembrato quindi quasi naturale applicare quest’ultime al campo del trattamento della dipendenza da nicotina, ove in tempi recenti sembra si stia riuscendo a fare troppo poco se consideriamo che i tassi di fumatori in Europa sono ormai quasi stabili, con le campagne di prevenzione e le terapie disponibili che sembrano offrire una limitata efficacia».

Questo nonostante 2 fumatori su 3 dichiarino di voler smettere.

«Il nostro obbiettivo è quello di fornire una soluzione che vada in loro aiuto garantendo un maggior controllo sulla propria dipendenza, per limitare il rischio di fallimento o ricaduta dando una spinta in più alla loro volontà di smettere».

In cosa vi reputate carenti e in che modo BioUpper può supportarvi?

«A costo di apparire scontato, devo dire che provenendo da un background accademico e scientifico è di grande rilevanza un programma di accelerazione che ci supporti nello sviluppo di competenze di business, marketing e nell’imparare ad avvicinare un mondo, quello imprenditoriale, spesso troppo lontano da quello accademico. L’impegno è sicuramente rilevante, poiché è quello necessario a creare una nuova realtà imprenditoriale, e quindi nulla è semplice e immediato, soprattutto considerando che si tratta della nostra prima esperienza».

Aspettative concrete?

«Più che una semplice aspettativa, abbiamo la certezza che il nostro progetto imprenditoriale sarà cresciuto e di aver ottenuto una visibilità importante per il nostro futuro. E’ possibile che al termine del percorso non saremo ancora pronti a reperire capitale di rischio necessario, ma crediamo di stare ponendo delle basi solide alla nostra iniziativa, delineando un percorso chiaro che ci consenta di poterci arrivare nei mesi successivi».

Se vincerete, qual è la prima cosa che farete?

«Come detto, le nostre attività presenti e nel prossimo futuro sono orientate a rendere inattaccabili le validazioni scientifica e di mercato della nostra soluzione. Il prossimo passo è quindi certamente l’estensione dei trial, in partnership con centri di ricerca sulle neuroscienze e sulle dipendenze con cui stiamo già collaborando, al fine di porre le basi per la certificazione del dispositivo. Stiamo anche pianificando una campagna di reward based crowdfunding con una prima release del dispositivo, in modo da confermare che il mercato sia ricettivo nei confronti della nostra soluzione».

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