Zanini (AXA Italia): «Pronti tre grossi investimenti in startup nel 2017»

Zanini è a capo al team che per il colosso delle assicurazioni fa scouting di startup e cerca le migliori sulle quali investire: «Puntiamo a soluzioni innovative in ambito Fintech, Leasure tech, ma anche IoT, Big Data, consulenza finanziaria, analytics, robotica»

«La creatività e la bellezza sono le caratteristiche che distinguono le startup italiane e più in generale l’innovazione italiana» ne è convinto Gianluca Zanini, Head of Partnership and Innovation di AXA Italia. Zanini è a capo al team che per il colosso delle assicurazioni, fa scouting di startup: cerca le migliori sulle quali investire. «In questi ultimi 12 mesi ho notato che c’è stata un’inversione di tendenza, un cambiamento di sensibilità un’apertura sempre maggiore nei confronti delle idee innovative e delle startup». Il 2017, come sottolinea Zanini, sarà l’anno delle startup italiane: «Siamo pronti a investire in almeno tre progetti».

Axa

Gianluca Zanini, Head of Partnership and Innovation di AXA Italia

Dottor Zanini, che cosa ha fatto nel 2016 AXA per aiutare i progetti delle startup a crescere?
«Il 2016 è stato l’anno del consolidamento delle iniziative messe in campo da AXA nell’anno precedente. Abbiamo da un lato puntato sui laboratori: l’innovation lab di San Francisco, quello di Shanghai, che funzionano come osservatori sulle startup in ambito fintech e insurtech e quello di Parigi dove il lavoro di ricerca avviene sui Big Data. Ma soprattutto quest’anno abbiamo lavorato a rendere la struttura di AXA Strategic Ventures – il corporate venture capital di AXA che può contare su 200 milioni di euro – una macchina molto più fluida e ben organizzata anche in Italia. Il lavoro fatto semplifica molto la possibilità di fare importanti investimenti come quelli che faremo nel 2017. Un vero e proprio viatico per lanciare le startup».

Quali sono i settori nei quali prevedete i maggiori investimenti?
«Quello che più interessa alla compagnia è investire in progetti con al centro la protezione, il risparmio e l’asset management. Proprio per questo puntiamo a startup che lavorano a soluzioni innovative nell’ambito Fintech, Leasure tech, ma anche IoT, Big Data – ambito quest’ultimo di estremo interesse per le assicurazioni – consulenza finanziaria, analytics, robotica. E ancora sharing economy (il 2106 è stato l’anno della partenership con Bla Bla Car n.d.r) e tutto il mondo del CRM Customer Relationship Management. Altro settore al quale guardiamo con interesse è quello della Block Chain, un ambito trasversale comune a tutto il gruppo e sul quale ad oggi il gruppo ha investito 55 milioni di euro»

Ci saranno investimenti in startup italiane nel 2017?
«Abbiamo in previsione almeno tre grossi investimenti per l’inizio dell’anno. A livello quantitativo posso anticipare che l’investimento sarà di milioni di euro. Un segnale forte da parte di tutta l’azienda e che fa capire quanto puntiamo sull’Italia e sui progetti delle startup nate nel Paese».

Com’è stato il 2016 delle startup Italiane secondo lei?
«Ho notato in questo anno una grande fioritura di startup che hanno messo in campo progetti molto interessanti e competenze importanti. Nel 2016 la qualità delle idee è aumentata così come l’interesse da parte delle Università. Stanno arrivando finalmente dei capitali anche in Italia e questo spinge molti a mettersi in gioco, c’è molto interesse anche da parte dei colossi americani. Google, per esempio, guarda con molto interesse ai nostri ingegneri. A differenza di qualche anno fa si nota che le giovani menti sono più propense a creare qualcosa di proprio piuttosto che entrare in grandi aziende o società di consulenza. Questo è molto positivo per lo sviluppo dell’imprenditoria in Italia».

In che cosa l’innovazione italiana più fare la differenza?
«La creatività fa la vera differenza. L’attenzione al particolare, alla bellezza e questo atteggiamento questa propensione al bello fa parte della cultura del nostro Paese».

Cos’è cambiato a livello di sensibilità nei confronti dei temi dell’innovazione?
«Oggi c’è decisamente molta più sensibilità verso il cambiamento. Fa ancora paura ma stiamo cominciando a capire che l’innovazione è necessaria. Non solo, è anche cambiata la percezione del cambiamento che un’azienda può apportare nella società. Come AXA Italia nel 2016 ci siamo impegnati con progetti che hanno puntato sulla social innovation.  #NatiPer ha premiato con un premio del valore di 50mila euro (un periodo di incubazione in Impact Hub e un Investor tour in Europa n.d.r) una startup che ha creato un sintetizzatore vocale personalizzabile per persone malate di SLA. Sempre con Impact Hub ci siamo impegnati per il Sud con il progetto South For Tomorrow, la prima call di Open Innovation rivolta a progetti provenienti dal Mezzogiorno».

La combinazione tra raccolta di dati (ioT), analisi (Big Data), robotica e intelligenza artificiale creerà più occupazione o, come dicono alcuni “disoccupazione tecnologica”?
«Non credo che si creerà “disoccupazione tecnologica” cambierà il modo in cui ci rapportiamo al tempo che destiniamo al lavoro. Ci saranno nuove opportunità e le macchine non potranno mai sostituire il contraddittorio, la discussione, il linguaggio».

 

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