Dopo Tesla e Google, anche BMW costruirà un’auto che si guida da sola

BMW apre una fabbrica vicino Monaco per sviluppare prototipi di auto a guida automatica: 2mila dipendenti, tra ingegneri e tester per lanciare il primo modello nel 2021

BMW si lancia nel business delle macchine a guida automatica e sta per aprire una fabbrica nei pressi di Monaco, a Unterschleissheim, per mettere sul mercato il primo modello di veicolo entro il 2021. Il nuovo polo industriale avrà al suo interno tutte le risorse e il team necessario per la costruzione del veicolo e la fase di test: 2 mila dipendenti da ogni parte del mondo per realizzare il prototipo entro i tempi previsti.

bmw-self-driving-car

Team di lavoro reattivi

Basta con i poli di produzione divisi tra città e Paesi.  Come svela TechCrunch, l’idea di BMW è quella di snellire i processi di sviluppo del veicolo consentendo agli ingegneri di scrivere il codice e allo stesso tempo di fare prove e sperimentazioni immediate. Lo scopo di BMW è quello di creare un ambiente e un team di lavoro più agile e reattivo, un piano che può essere realizzato solo riducendo le distanze tra i team a lavoro sullo stesso progetto.

 BMW non è l’unica ad avere questo approccio, anche altre aziende che si sono lanciate con forza con sperimentazioni nel campo delle auto a guida automatica, come General Motors, stanno seguendo un approccio produttivo molto simile. La storica azienda americanaha comprato la startup Cruise, focalizzata proprio sul business delle self driving car. E ha sviluppato una nuova tecnologia per la guida automatica che sarà disponibile sui nuovi modelli delle Cadillac del prossimo anno.

Leggi anche: 31 progetti di 31 aziende che stanno costruendo auto che si guidano sole (da Nissan a Uber)

Apple, Google, Fiat Crhysler

Apple ci ha rinunciato recentemente, il suo ambizioso progetto sulle self driving car sarebbe finito su un binario morto. Google ha cambiato strategia, rinunciando a produrre auto a guida automatica da sola e puntando su partnership, come spiega The Verge. Da quella con Fiat Crhysler, sta nascendo Waymo, un minivan in fase di test.

Uber sperimenta a San Francisco

Mentre altri player sul mercato accelerano o partono da zero. Come Uber che continua la sua sperimentazione sulle strade di San Francisco, con successi alterni. Fortune rivela che le auto di Uber abbiano qualche problemino a riconoscere le piste ciclabili, con la buona pace dei ciclisti che non possono accogliere bene la notizia. Nel frattempo nobili brand in fase di rilancio, come Blackberry annunciano l’apertura di divisioni per creare software dedicati all’industria della guida automatica.

10 milioni le self driving car in circolazione nel 2020

Business Insider calcola che nel 2020 saranno più di 10 milioni le self driving car in circolazione. Non è un caso che tutti i big player dell’automotive sono coinvolti da soli o in partnership per costruire i proprio modelli. Oltre a Tesla, che è tra i brand più all’avanguardia oggi nel settore, sono più di 30 i brand che ci stanno puntando con forza. Ford ha creato una vera e propria divisione (Ford Smart Mobility LCC), Honda ha già introdotto un sistema di guida semi automatico chiamato ADAS, mentre ha ricevuto l’approvazione della California per testare i suoi modelli su strada.
Tra chi ci prova anche Microsoft che si è alleata con Volvo e Toyota per sviluppare servizi di connettività sulle auto.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

L’incredibile storia di Mashape e Augusto Marietti (che ha fatto bene a lasciare l’Italia quando gli dicevano “sei troppo giovane”)

A 18 anni aveva inventato Dropbox prima di Dropbox, ma nessuno lo finanziò. Poi, quando con 2 amici ha lanciato Mashape, un marketplace dove gli sviluppatori vendono “pezzi” di software, ha scelto di lasciare l’Italia, destinazione San Francisco. L’idea piace, e ci credono anche il papà di Uber e quello di Amazon e oggi la sua azienda vale decine di milioni di dollari. No, non è un film: è la storia di Augusto Marietti

Dai soldi al network, i 4 contributi delle corporate alle startup. Il caso Tecno a Napoli

Il contributo di una corporate alla startup, secondo L’advisor Giovanni De Caro, dovrebbe essere erogato secondo una precisa scala di priorità. L’open innovation di una società di Napoli e le modalità di investimento nelle startup