Cos’è Moia, la startup di Volkswagen che vuole sfidare Uber

Il progetto ha l’obiettivo di attivare una serie di navette prenotabili tramite l’app in un servizio di condivisione che sfrutta dei furgoni a energia elettrica

Il nuovo rivale di Uber arriva da casa Volkswagen. L’azienda automobilistica tedesca ha lanciato il 5 dicembre una nuova società, Moia, che avrà sede a Berlino. All’inizio darà lavoro a circa 50 persone per arrivare poi a superare le 200 unità di operatori da impiegare in questo nuovo servizio. «Vogliamo dimostrare che è possibile lanciare una nuova forma di mobilità anche al di fuori della Silicon Valley», ha detto Ole Harms, Ceo di Moia, al Tech Crunch Disrupt di Londra.

Moia

Ole Harms, Ceo di Moia

Le navette elettriche di Moia

La metafora proposta dal ceo per rappresentare la mission di Moia attinge all’anatomia umana. La mobilità è il sangue che scorre nelle vene della città e un servizio come quello offerto da Moia è il cuore pulsante di questo sistema. In realtà, Volkswagen aveva già investito 300 milioni di euro in questo settore, a maggio, acquistando una quota della startup Gett, una delle app rivali di Uber. Ma con Moia l’intenzione è quella di attivare una serie di navette prenotabili tramite l’app in un servizio di condivisione che sfrutta dei furgoni a energia elettrica. Gli utenti potranno salire a bordo dei mezzi in posti prestabiliti della città dopo aver controllato sull’applicazione il percorso delle navette presenti nei paraggi.

L’attenzione all’ambiente dopo lo scandalo emissioni

La scelta di incentivare l’utilizzo di un sistema di trasporto ecosostenibile e basato sull’economia digitale è stata a lungo sottovalutata da Volkswagen che ha preferito lasciare il campo a rivali come Tesla e Uber. Anche altre aziende come Nissan, Mercedes, Bmw e General Motors hanno già investito in questa attività prima del colosso tedesco. Lo scandalo delle emissioni, il diesel gate, che aveva portato alla luce delle irregolarità dell’azienda tedesca nel sistema di controllo degli inquinanti prodotti dalle automobili, ha rappresentato il punto di svolta. La vicenda ha significato per la casa automobilistica un duro colpo in termini di immagine. Ed è anche per questo che l’azienda ha deciso di aprirsi a questa nuova prospettiva green. Per il ceo di Moia l’ispirazione è arrivata dopo un viaggio a Jakarta quando ha realizzato che la congestione delle strade stava rendendo gli spostamenti in auto praticamente inutili.

VW Golf TDI clean diesel

«Nessuno possiederà più un’automobile»

L’obiettivo è quello di diminuire la necessità per gli utenti di possedere un proprio veicolo e di affidarsi sempre di più ai servizi in condivisione. È per questo che Volkswagen amplierà la flotta di Gett, nucleo di Moia, con dei veicoli che si guidano da soli. A differenza di Uber, quindi, non si conterà più su un parco auto messo a disposizione dagli autisti iscritti alla piattaforma, ma sarà l’azienda a doversi dotare dei mezzi necessari per il servizio: «Le compagnie hanno bisogno di operare come una flotta», ha affermato Harms.

Un servizio adatto a ogni realtà urbana

Al momento Moia guarda soprattutto al mercato europeo, ma ha intenzione di arrivare anche in Cina. Per sfruttare al meglio le sue potenzialità, però, sarà necessario stringere degli accordi con le città e studiare il metodo più adatto per alleviare il peso del traffico nei centri urbani. Inoltre, il servizio sarà il più democratico possibile, nel senso che i prezzi saranno accessibili più o meno a tutti. Sono in fase di test anche ulteriori funzionalità da aggiungere alle automobili di Moia: uno schermo semi-trasparente per guardare all’esterno o per vedere programmi televisivi e film è un esempio. La sfida ora è adattarsi a ogni realtà urbana e cercare di rimanere entro i confini segnati dalla legge per quanto riguarda la forza lavoro e la circolazione dei veicoli. Solo così Moia potrà integrare gli attuali sistemi di trasporto e diventare – come spera – uno dei tre top-player della mobilità nei prossimi dieci anni.

 

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