Un modello virtuoso di Open Innovation: l’accordo Lanieri lanifici biellesi, spiegato

Il ceo del lanificio biellese spiega la scelta della sua società di investire in una startup: «È una mossa strategica per presidiare un mercato nuovo e portare in azienda stimoli e idee che altrimenti non avremmo potuto conoscere»

«Fa bene alla salute delle aziende come le nostre adottare una startup. Ti apre al futuro, ti porta energie nuove, nuove idee. Crea contaminazione positiva all’interno dell’azienda». Ercole Botto Poala, CEO della Successori Reda Spa, è convinto che i soldi appena investiti dal suo lanificio nell’e-commerce di abiti sartoriali Lanieritre milioni di euro in tutto, con la partecipazione di altri lanifici biellesi – siano soldi ben spesi.

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Ercole Botto Poala, ceo di Successori Reda Spa

D’altronde, l’azienda biellese che dal 1865 produce tessuti di alta qualità aveva già creduto nel progetto di Simone Maggi e Riccardo Schiavotto tre anni fa, con un altro investimento di un milione e mezzo di euro. E i numeri gli hanno dato ragione in questi anni: «All’epoca noi eravamo alla ricerca di una possibilità di sbocco nel mercato finale, ma volevamo farlo in maniera innovativa, superando il canale retail e affrontando il canale online».

«Saremmo dovuti partire da zero e costruire un team che lavorasse per questo. Abbiamo incontrato invece i ragazzi di Lanieri e in loro abbiamo trovato quello che stavamo cercando», dice ancora Botto Poala. E così il talento e le competenze di Lanieri sono finite in Reda. O meglio come preferisce dire il ceo: «Sono diventato in qualche modo co-founder insieme a loro della startup».

Un finanziatore che è anche partner industriale

Già, perché la collaborazione tra Lanieri e Reda va anche al di là del concetto classico di open innovation ed esce anche un po’ dal seminato della vita media di una startup.

«Quando abbiamo pensato a questa azienda, tutta l’esperienza con la produzione degli abiti ci mancava», dice Simone Maggi, co-founder di Lanieri. E da qui la scelta di non rivolgersi ai venture capitalist per lanciare il business, ma di orientarsi verso qualcosa di alternativo, un partner industriale in cerca di diversificazione di investimento. In sostanza, si sono uniti due pezzi di una catena: dai tessuti la competenza di Reda.

Dall’abito al consumatore il campo dell’e-commerce di Lanieri. E non è un caso che tutto ciò sia successo in un distretto artigianale di eccellenza come quello biellese.

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Riccardo Schiavotto e Simone Maggi, co-founder di Lanieri

L’e-commerce che apre al globale il distretto biellese

È così che un Made in Italy che più locale non si può, per anni destinato solo a un certo pubblico e inoltrato sui canali di vendita tradizionali, ha scelto di aprirsi a un mercato globale e contemporaneo.

«Ormai l’esperienza di acquisto anche degli abiti su misura è cambiata. Il consumatore giovane vuole scegliere cosa indossare e non subire passivamente le indicazioni del brand. Vuole acquistare online e vedersi consegnato il prodotto a casa in pochi giorni, senza rinunciare alla qualità», osserva ancora Botto Poala. Secondo il ceo di Reda la collaborazione con Lanieri è anche una mossa strategica: «Il nostro prodotto è tutto italiano e ha un prezzo che il consumatore accetta per la sua qualità.

Trovare questo prodotto oltre che nella filiera tradizionale anche nel canale digitale può fare solo bene, perché avvicina un target di consumatori che sono più propensi ad acquistare sull’online», spiega Botto Poala. In pratica, la collaborazione tra Reda e Lanieri ha permesso di presidiare un canale, quello dell’e-commerce, che altrimenti sarebbe stato terreno esclusivo di competitor di scarsa qualità. È una fetta di Made in Italy che si apre al web e che offre al consumatore una scelta che fino ad ora non aveva.

Velocità ed efficienza online senza rinunciare alla qualità

Dopo anni in cui un distretto industriale come quello di Biella aveva conosciuto una profonda crisi che ha portato alla fine di molte realtà imprenditoriali, un e-commerce come Lanieri permette di guardare all’estero.

Il modello di business è stato validato in Italia e ora aspetta il test sui mercati europeo e americano: «Il prodotto che noi vendiamo viene da una filiera corta, con tessuti acquistati direttamente da produttori che noi conosciamo di persona. I nostri prezzi sono perciò competitivi – 590 euro per un abito a fronte dei 900 euro richiesti da sartorie specializzate per analoga qualità», entra nel tecnico Simone Maggi.

Nel frattempo Lanieri è entrata già in casa Reda, ha lavorato nei suoi uffici e si è appoggiata alla loro struttura. Presto si sposterà in Sella Lab, senza, però, allontanarsi troppo da quel distretto produttivo che ormai è parte della loro identità. L’aumento di capitale appena ottenuto servirà ad affacciarsi all’estero e a dare sempre di più l’impressione al cliente che non c’è differenza tra un acquisto fatto in atelier e uno fatto online. Un esempio di omnichannel, come amano definirlo in Lanieri, che parte dall’eccellenza italiana per assicurare stessi prezzi e stessa qualità a tutto il mondo.

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