Lara Martino

Lara Martino

Ott 7, 2016, 1:40pm

La strategia di Open Innovation di Cisco e tutti i programmi aperti in Italia

190 acquisizioni, 19mila brevetti e 2 miliardi di dollari investiti. Cisco dice di mantenere il dna della startup ma porta avanti la sua strategia di innovazione in Italia e nel mondo. Ce ne parla il manager Enrico Mercadante

Ricerca e sviluppo interni, acquisizioni, investimenti, partnership, co-sviluppo. Cinque parole chiave e cinque pilastri di una storia dell’innovazione, quella di casa Cisco. «In fondo Cisco stessa è nata come una startup e conserva quel Dna», fa notare Enrico Mercadante, Cloud Leader e Systems Engineering Leader di Cisco per il Sud Europa e da gennaio responsabile dei progetti in area innovazione e startup del programma Digitaliani.

enrico mercadante

Enrico Mercadante, Cisco Italia

Ma, superata da un po’ la fase early stage, la fisionomia di Cisco è ormai quella di una multinazionale affermata. Trent’anni di esperienza che l’hanno portata a essere leader nel suo settore, da sempre attenta a tutte le novità che possono farla crescere, sia all’esterno che all’interno.

«Quando parliamo del nostro primo pilastro dell’innovazione, la ricerca e lo sviluppo interni, parliamo dell’11-12 per cento di fatturato reinvestito e di risultati importanti, come i 19mila brevetti depositati». C’è poi l’attenzione costante all’ecosistema: «La strategia di merge&acquisition ha portato in Cisco quasi 190 aziende e diverse erano startup», precisa Mercadante.

Il ruolo di Cisco Investments, e 2 miliardi investiti in startup

Laddove, però, le tecnologie individuate siano interessanti, ma non abbastanza mature, c’è Cisco Investments che ha già investito 2 miliardi di dollari in 100 startup, spesso passando in maniera indiretta tramite la collaborazione con 40 fondi di tutto il mondo. È proprio tramite Cisco Investments che nel quadro del piano Digitaliani Cisco ha messo 5 milioni di euro nel Fondo Invitalia Venture I ad esempio.

Infine c’è l’impegno diretto con grossi clienti per il co-sviluppo, attraverso il quale Cisco mira a diventare il primo partner nel processo di digitalizzazione delle imprese.

Le acquisizioni di successo: focus su cybersecurity

Cisco ha creato nel mondo 9 innovation centers che hanno permesso all’azienda di entrare in contatto con clienti, startup, partner, mondo universitario. Questo ha portato all’impegno con 1000 startup solo l’anno scorso. «Tramite le acquisizioni noi riusciamo anche a cambiare la nostra posizione di mercato.

La cybersecurity, ad esempio, è diventata sempre più importante per le aziende che si vanno a digitalizzare e che sono nostri clienti. Per questo negli ultimi anni abbiamo accelerato la strategia di acquisizioni nella cybersecurity, dalla prima, ScanSafe nel 2009, a quella più grande, Sourcefire, acquisita nel 2013 per 2,7 miliardi di dollari e che ha avvicinato a Cisco la sua grossa community open source.

10 acquisizioni per un totale di 5 miliardi

E poi un’altra decina di acquisizioni per un totale di 5 miliardi di dollari che ci hanno consentito di cambiare la nostra offerta nel settore e aprirci a punti di vista differenti dal nostro focus tradizionale sulla rete». Nel settore IoT Cisco ha recentemente acquisito Jasper che per Mercadante «è il modello del nostro futuro networking IoT».

Mentre, però, le statistiche dicono che il 30 per cento delle acquizisioni comunque fallisce, Cisco si ritiene abile nel processo di integrazione grazie a un’attenta strategia di scelta delle aziende su cui investire: «Cerchiamo aziende con la nostra stessa visione di dove sta andando il mercato e un giusto match culturale con le persone che ne fanno parte. Andiamo poi a verificare che la differenziazione tecnologica sia sostenibile nel lungo termine. Infine, i nostri clienti devono parlare bene delle realtà che stiamo prendendo in considerazione».

L’Innovation Exchange tutto italiano

Se nel resto del mondo la scelta di Cisco è stata quella di aggregare tutti gli attori dell’innovazione attorno a degli innovation center, in Italia la strategia è stata quella dell’innovation exchange. La scelta, quindi, di collaborare con acceleratori e incubatori già presenti sul territorio per dare una spinta all’innovazione nel nostro Paese: «Abbiamo lanciato il programma Digitaliani che punta a valorizzare le eccellenze italiane come il manifatturiero e l’agroalimentare e migliorare la cybersecurity e i servizi digitali ai cittadini».

Per questo motivo, Cisco ha messo a disposizione delle startup italiane investimenti, mentorship, modelli go-to-market, formazione e il programma Devnet che insegna a usare al meglio le sue piattaforme. Da qui la scelta di stabilire delle partnership con

  • H-Farm,
  • Talent Garden
  • Luiss Enlabs

Cosa fa Cisco con H-Farm, TAG e Luiss Enlabs

«Con Luiss Enlabs vogliamo focalizzarci su un acceleratore cybersecurity che è stato lanciato da poco. In Italia il numero di startup che opera in questo settore è ancora limitato per il potenziale di mercato e i talenti presenti. Con H-Farm abbiamo deciso di fare un’operazione di incontro tra l’industria e le startup: è già partito l’acceleratore Fashion&Retail e a breve avremo anche quello dedicato al food. Per Talent Graden, infine, stiamo facendo due cose: abbiamo preso due spazi per organizzare incontri con sviluppatori, partner e aziende e spiegare come utilizzare le nostre piattaforme. E poi con Tag e Digital magics vogliamo accelerare alcune startup su segmenti verticali che sono l’agrifood e l’industria 4.0».

Lo scouting con il barcamper di Gianluca Dettori

Cisco partecipa anche allo scouting tour nelle università italiane organizzato da Gianluca Dettori con il suo Barcamper: «Il nostro obiettivo è fornire delle linee guida anche a quei ragazzi che hanno solo un’idea e non sanno come svilupparla», dice Mercadante. Infine Cisco ha da poco avviato anche una collaborazione con Cefriel e Italtel per promuovere l’industria 4.0 nel tessuto imprenditoriale italiano.

Nel campo della formazione l’azienda ha anche lanciato la Cisco Networking Academy, un programma di formazione alle competenze digitali rivolto a 100 mila studenti italiani nei prossimi 3 anni. «Cerchiamo di muoverci su tutti i livelli di maturazione dell’innovazione, dal barcamper alla grande azienda, consapevoli dei diversi impatti temporali che questo nostro impegno produce», spiega ancora il responsabile dei progetti di innovazione di Cisco in Italia.

Barcamper-2

Competizioni internazionali e talenti interni

La multinazionale americana ha avviato anche altre iniziative a livello corporate. Cisco EIR è il corporate venturing program per startup e scaleup che si avviano a posizionare il loro prodotto sul mercato. Il programma ha già coinvolto 33 aziende con 50 milioni di dollari investiti anche da soggetti diversi da Cisco.

C’è poi la Cisco Innovation Grand Challenge che è una competizione per startup early stage per aggiudicarsi la mentorship di Cisco e la possibilità di presentare il proprio pitch al Web Summit di Lisbona: a disposizione un totale di 250mila dollari.

Cisco supporta anche il progetto di Startupbootcamp per il Food Tech in Italia, un programma di accelerazione globale con sede a Roma. «Accanto al nostro interesse per l’innovazione esterna, siamo comunque attenti al contributo dei talenti interni all’azienda», precisa Mercadante.

«Abbiamo lanciato l’iniziativa Innovate Everywhere alla quale hanno partecipato 2000 dipendenti di Cisco con 1000 idee. Ne sono state selezionate tre alle quali è stato dato del tempo e le risorse necessari per svilupparle. Secondo me questo è un altro modo in cui abbiamo imparato a scovare degli innovatori dove non credevamo di trovarli. È un insegnamento che può valere un po’ per tutte le aziende».

 Cisco Innovation Infographic