10 volte che i manager hanno snobbato l’innovazione (e si sono fatti molto male)

All’inizio nessuno ha creduto in Amazon, Netflix, iPhone. Ecco la lista delle volte che i CEO di una big company non hanno considerato un’innovazione, che poi ha cambiato il mondo

Quando arriva la rivoluzione in un settore non tutti riescono a percepirla, anzi si fanno una bella risata. È la sorte che lega personal computer, iPhone, Amazon, Netflix, nessuno ci ha creduto all’inizio e poi… CB Insight fa la lista delle tante volte che i Ceo di una big company hanno considerato con disprezzo e superficialità un’innovazione, che è riuscita poi a conquistare il mondo.

1. Personal computer

personal computer

È forse la più famosa delle previsioni poco illuminate della storia. Molti Ceo negli anni Ottanta e anche prima, non hanno capito il potenziale dei personal computer. Allora l’idea che un giorno ogni casa e ufficio avrebbero avuto un pc non era così immediata e molti l’hanno accettata con estremo ritardo. Discorso diverso per chi lo ha fatto e ha costruito le sue fortune, Microsoft, Intel, Apple…

«Non c’è alcuna ragione per cui una persona vorrebbe un computer a casa sua» spiegava Ken Olsen, fondatore di Digital Equipment Corporation nel 1977.

«Penso che nel mercato mondiale ci sia spazio per 5 computer» dichiarava Thomas Watson, l’allora presidente d IBM nel 1943.

2. iPhone e iPod

iphone

È uno degli esempi più lampanti dell’incapacità di molti di vedere il futuro. Nel 2007 Steve Jobs lancia l’iPhone e i pareri si dividono. Quale mercato andrà a colpire, quello dei computer palmari o dei telefoni palmari? Entrambi i leader di questi settori hanno sottovalutato la portata rivoluzionaria del prodotto di Cupertino.

«Abbiamo provato per qualche anno a fare un telefono decente. I ragazzi del team sono abituati a fare pc e non saprebbero come fare un iPhone. Non investiremo nel settore» dichiara nel 2006 Ed Colligan di Palm, azienda allora leader nella produzione di computer palmari. La frase risale a un anno prima del lancio dell’iPhone quando si vociferava che Apple aveva deciso di produrre un telefono.

«Lo sviluppo della telefonia mobile seguirà un percorso simile a quello dei pc. Anche con Mac, Apple ha attratto molto attenzione all’inizio, ma è rimasta nei confini di un mercato di nicchia. Anche nella telefonia mobile avrà lo stesso ruolo» ha spiegato Anssi Vanjoki, manager di Nokia, la società che più di tutti ha sofferto poi del lancio del nuovo dispositivo di Casa Apple.

«Non c’è alcuna possibilità che l’iPhone ottenga una fetta di mercato significativa» Steve Ballmer, allora Ceo di Microsoft nel 2007.

Anche sul successo dell’iPad, Motorola sembrava avere le idee molto chiare: «Cosa diavolo fa questo Nano? Chi ascolterebbe mai mille canzoni? spiega nel 2007 Ed Zander, l’allora Ceo di Motorola.

3. Amazon

amazon

Anche l’idea di Jeff Bezos non è stata accolta gli inizi nel migliore dei modi, sottostimata dalle big company del tempo. Fatto sta che oggi è un colosso che nell’ultimo trimestre ha ottenuto ricavi di 29,13 miliardi, con una crescita delle azioni del 10%.

Il presidente di IBM Louis V. Gerstner Jr definisce Amazon un concetto interessante “ma bisogna aspettare per capire come Wal-Mart si sta attrezzando”. Dopodiché fa notare che i ricavi della sua azienda sono cinque volte superiori a quella della piattaforma di Bezos. «IBM sta generando più guadagni e profitti di tutte le top Internet company messe insieme» spiegava Gerstner. Oggi Amazon, solo relativamente ai servizi cloud, ha un tasso di crescita superiore a tutti, anche a IBM, come spiega Business Insider.

4. Netflix

nerflix

Prima ha ammazzato i servizi di noleggi di DVD come Blockbuster. Oggi minaccia la stessa tv. Ma il destino di Netflix, servizio di streaming per film e documentari, è sempre lo stesso: essere sottovalutato.

«Netflix non è nemmeno sullo schermo del radar dei nostri competitor. Lo sono più Wal-Mart e Apple» ha dichiarato Jim Keyes, l’allora Ceo di Blockbuster.

«È come se l’Albania conquistasse il mondo. Non penso che accadrà» ha dichiarato nel 2010 l’allora Ceo di Time Warner, Jeffrey L. Bewkes, alla notizia che Netflix stava spingendo verso la creazione di contenuti propri, che oggi tra serie e film sono aumentati negli ultimi anni e riscuotono un gran successo in tutto il mondo.

5. Airbnb

airbnb

Rifiutato per ben sette volte dagli investitori all’inizio della sua storia («non ci sembra che ci sia abbastanza mercato per la vostra soluzione», ndr), il sito degli affitti brevi di Brian Chesky è ormai abituato a essere sottostimato, specie nel settore alberghiero, nonostante le 37 milioni di stanze prenotate all’anno, secondo Quartz. E i 24 miliardi di dollari di valutazione.

«I nostri clienti non vogliono gli “odori” e i “sapori” di Airbnb. Si aspettano un servizio di un livello diverso, molto più sofisticato, con più dettagli e competenze» ha spiegato Christopher Norton, manager di Four Seasons in un’intervista a FastCompany un anno fa.

6. Mobile gaming

angry birds

Il successo di Angry Birds, diventato un vero e proprio fenomeno di marketing, dai pupazzi al film, era inimmaginabile per Reggie Fils-Aime, presidente della Nintendo: «I giochi sul mobile sono prodotti usa e getta secondo la prospettiva di un consumatore. Angry Birds è una grande esperienza, ma è solo una tra altre mille che stanno creando una mentalità sbagliata per cui un gioco dovrebbe costare 2 dollari al massimo» ha spiegato nel 2011.

7. Apple Watch

smartwatch

Non è ancora chiaro se il dispositivo di Apple sarà un successo come l’iPhone. Ciò premesso, i dispositivi indossabili sono oggi una realtà che molti big company continuano a ignorare.

«Apple watch è un giocattolo interessante, ma non è una rivoluzione» ha spiegato Nick Hayek, manager di Swatch. In un’altra intervista a The Guardian ha rincarato la dose: «Non vorrei mai che dati sulla pressione del mio sangue o gli zuccheri nel corpo, vengano archiviati sul cloud o su un server in Silicon Valley. Come non potrei mai prendermi la responsabilità di un mio dispositivo che avvisa un consumatore con ritardo prima di un attacco cardiaco». Lasciamo a Hayek il beneficio del dubbio.

8. Smart e driveless car

smartcar

Ora molti dei big dell’automotive stanno lavorando a soluzioni nell’ambito delle auto a guida automatiche. Ma ci sono ancora tanti che vedono il business con scetticismo, sottolineando altresì la mancanza di competenze delle aziende hitech come Google e Apple che si stanno lanciando nel settore delle auto.

«Un iPhone va in tasca, non in strada» ha spiegato il Ceo di Porsche, Oliver Blume, riferendosi al progetto di smart car di Apple.

«Se qualcuno dicesse che Mercedes o Daimler stanno pensando di costruire smartphone, non penso che i manager di Apple non dormirebbero la notte. La stessa cosa vale per noi» ha spiegato Dieter Zetsche di Daimler.

«Non costruiremo un robot che trasporta un carico da un punto A a un punto B» ha spiegato Wolfgang Epple, capo del dipartimento di ricerca e sviluppo di Jaguard Land Rover.

9. Robo-advisor

airbnb

Si chiamano robo advisor e sono software che sfruttando i big data e l’intelligenza artificiale aiutano gli utenti a investire meglio i loro soldi. Scompaiono gli intermediari, le banche ci guadagnano, i clienti risparmiano e gli investitori ci credono con milioni di dollari su idee nel campo. Secondo il Financial Times è un mercato che vale 43 miliardi di dollari, una crescita a doppia cifra rispetto ai 19 miliardi dello scorso anno. Eppure molte banche continuano a non crederci.

Secondo Ronit Ghose di Citigroup, i robo-advisor possono fare bene, ma non funzioneranno con i clienti più ricchi che continueranno a scegliere le soluzioni più tradizionali: «Gli investitori con più soldi e quelli più esperti continueranno a scegliere i servizi di consulenza di persone in carne e ossa» spiega Ghose. Anche a lui va concesso il beneficio del dubbio.

10. Bitcoin e blockchain

blockcahin

Anche se molti istituti finanziari hanno riconosciuti i vantaggi potenziali della blockchain, la rete peer-to-peer che registra tutte le operazioni dei bitcoin, ci sono ancora tanti dubbi sulle cripto valute e sulla loro affermazione in futuro: «Non c’è nessuna moneta non controllata nel mondo. Non ci sarebbe alcun governo che ne favorirebbe la crescita» ha spiegato nel 2015 Jamie Dimon, il Ceo di J.P. Morgan.

 

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