Mariachiara Furlò

Mariachiara Furlò

Giu 7, 2016, 8:58am

Comprano a poco aziende in difficoltà, le ripensano e le rilanciano. Il modello VeNetWork

Dalle vecchie glorie del Made in Italy alle startup del Triveneto, le scommesse di un gruppo di imprenditori che fanno Private Equity senza pensare esclusivamente al lato speculativo

Il modello di business è quello della re-startup, con una regola in più e imprescindibile (o quasi): si applica solo alle aziende del Triveneto. È questa la mission di VeNetwork, una rete costituita da una cinquantina di imprenditori veneti nel 2013 che lancia – ma soprattutto ri-lancia – le aziende locali in difficoltà, e non. Una sorta di Private Equity a cui però è stato tolto l’aspetto puramente speculativo e che fino ad oggi ha collezionato sette acquisizioni fra cui alcuni marchi storici del Made in Italy.

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La crisi del lavoro

Nel Nord-Est la recessione si sente ancora e i posti di lavoro si continuano a perdere, basti pensare che sono 20.879 le imprese che in Veneto hanno utilizzato la Cassa integrazione in deroga nel periodo dal 2009 al 2014, per un totale di quasi 252 milioni di ore richieste e 112 mila lavoratori coinvolti. Questi i dati di Veneto Lavoro, che ha misurato l’impatto dell’ammortizzatore sociale sul sistema occupazionale regionale nei sei anni più difficili della crisi economica.

Una rete di sostegno

In un contesto economico difficile come questo, i soci di VeNetWork “hanno deciso di fare sistema contribuendo attivamente al sostegno di nuove idee, offrendo opportunità di sviluppo e di lavoro, credendo fortemente in un futuro d’impresa innovativo, nel rilancio degli investimenti e, più in generale, nel valore del sistema Italia”, si legge sul sito dell’organizzazione, che si fa forte soprattutto del fatto che la diversa provenienza imprenditoriale dei propri soci non faccia che portare maggiori competenze alla rete da loro stessi costituita.

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Scouting d’impresa

È lo stesso presidente di VeNetWork, Alberto Baban (che ricopre attualmente anche la carica di presidente della Piccola Industria di Confindustria) a spiegare il ruolo dell’organizzazione: “Non siamo un fondo d’investimento. Siamo imprenditori che fanno rete in un modo nuovo, che credono in un nuovo modello di business, cioè quello della re-start up supportata da un benchmark di esperienze collettive e decennali. Sono le aziende che mettono a sistema le competenze, è una classe imprenditoriale che ha ancora molto entusiasmo nel futuro della manifattura”. Non solo finanziamento quindi, ma scouting d’impresa, coordinamento e riorganizzazione. Sono queste le parole d’ordine che guidano il percorso della rete di imprenditori e che nella fase di acquisizione,  come soci, non si limitano al solo finanziamento, ma cercano di esprimere nella riorganizzazione interna, il meglio delle loro esperienze e del loro background. Ecco quindi che l’assetto aziendale dell’impresa scelta per essere rilanciata, viene discusso e condiviso con i responsabili del progetto per ottenere una struttura decisionale snella e orientata al risultato.

Investimenti in meccanica, elettronica e turismo

L’interesse di VeNetWork non si focalizza solo su alcuni settori, anche se per ora la società ha investito principalmente nell’elettronica, nel turismo e nella meccanica. L’ultima operazione in ordine di tempo è stata quella fatta attraverso Vemetal Srl, la subholding di VeNetWork dedicata al settore meccanico, che lo scorso ottobre ha acquisito la partecipazione di maggioranza di Trevisan Srl. Si tratta, nello specifico, di un’azienda di Massanzago specializzata nei trattamenti termici sui metalli che conta 28 dipendenti e fattura 4,5 milioni di euro. Oltre a Venetwork, sono coinvolti direttamente 8 soci singoli della rete stessa e il manager che guiderà operativamente l’azienda ricoprendo il ruolo di amministratore delegato. “Il nostro obiettivo immediato è raddoppiare il fatturato nel giro di due anni investendo in macchinari e personale qualificato. Vogliamo aumentare ancora l’innovazione in un settore da old economy collaborando con l’Università per sviluppare processi innovativi di trattamento”, aveva dichiarato Alberto Baban, presidente di Venetwork in occasione dell’acquisizione.

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Made in Italy vecchio e nuovo: da Fantic Motor a Bluewago

Il Caballero era la moto dei sogni dei giovani degli anni 70-80 e la producevano in Italia. L’oggetto del desiderio di quelle generazioni veniva fuori dalle officine della Fantic Motor un’azienda originaria del lecchese, ed era stato presentato per la prima volta al Salone del ciclo e motociclo di Milano del 1969, dove ottenne subito un grosso successo. La prima vera produzione della Fantic era nata proprio con l’avveniristica serie del Caballero, un piccolo e potente fuoristrada di soli 50 centimetri cubi che diventò un simbolo di quegli anni. L’esperienza aziendale non si esauriva però solo con i prodotti dedicati all’utenza, ma si allargava anche allo sviluppo dei modelli per le competizioni dove la proprietà puntava espressamente a gareggiare nelle piccole cilindrate classe 50 e 75, con le quali il marchio Fantic divenne di prestigio vincendo su tutti i terreni della regolarità. Per oltre un decennio nelle piccole cilindrate la Fantic Motor dominò le gare e i suoi piloti furono ai vertici dei mondiali confermando la grande tecnologia dei suoi prodotti. Nell’agosto 2014 Venetwork, insieme a 24 suoi soci, ha acquisito la totalità di Fantic Motor, con l’intento di far rivivere le emozioni di quegli anni alle nuove generazioni.

Dai vecchi successi alle nuove sfide. Fra le scommesse giocate da VenNetWork c’è infatti anche quella su Bluewago, la startup dedicata al turismo acquisita quasi un anno fa dalla rete di imprenditori veneti.

La piattaforma web oggetto dell’operazione offre una soluzione innovativa per la prenotazione di vacanze in barca e al mare ed è un’applicazione realizzata in Italia da un gruppo di ricerca di Innovation Factory l’incubatore certificato di primo miglio di AREA Science Park, uno dei principali parchi scientifici e tecnologici multisettoriali a livello internazionale. Attraverso l’operazione, Ventura (la divisione turistica di Venetwork Spa) ha attivato un investimento da 1 milione di euro con lo scopo di consolidare la posizione di Bluewago sul mercato e confermarne il percorso di crescita che nell’ultimo anno ha portato la piattaforma a raggiungere risultati di rilievo.

In quell’occasione, sulla vendita della maggioranza, Nicola Davanzo, ceo di Bluewago, diventato ormai tour operator del settore commentò: “La fiducia accordataci da Venetwork, a poco più di un anno dalla nostra fondazione, rafforzerà la posizione di Bluewago all’interno del nostro mercato di riferimento e darà una spinta positiva allo sviluppo di servizi sempre più differenziati e competitivi”.